News - 02 aprile 2025, 09:00

Emission Trading Schemes 2 e imprese: cosa cambia dal 2027 nel mercato delle emissioni

L’Unione Europea e la sua lotta senza tregua al cambiamento climatico

Emission Trading Schemes 2 e imprese: cosa cambia dal 2027 nel mercato delle emissioni

Il primo sistema Ets
La prima Direttiva 2003/87/CE del parlamento europeo instaurò quello che oggi viene conosciuto come il sistema Ets. Entrato in vigore nel 2005, il primo Sistema di Emission Trading Schemes è un vero e proprio mercato del Carbonio. Il meccanismo si basa sul rilascio di permessi o quote consentite alle imprese nell’emissione di tonnellate di CO2 fino ad un cap massimo, con conseguente diminuzione nel corso degli anni delle emissioni totali. Ottenendo un duplice effetto, la riduzione delle emissioni e la spinta ad innovare in tecnologie sostenibili. Inoltre, permette alle imprese che non hanno raggiunto il loro cap di poter commerciare le quote mancanti e rimanenti ad altri soggetti economici senza dover incorrere in sanzioni aggiuntive.

L’obiettivo dell’Ets 1
Gli obiettivi del primo sistema Ets miravano alla copertura delle emissioni di Co2 nei settori di produzione energia elettrica, termica, nell’industria manifatturiera e dell’aviazione. Essi rappresentano circa il 40% delle emissioni totali di gas a effetto serra all’interno dell’Unione Europea. Non solo, il sistema prevede di imporre a chi inquina, di pagare le proprie esternalità scaricate sulla società. L’effetto ottenuto finale mira alla generazione di entrate, che vengono utilizzate ad esempio nel finanziamento del progetto UE Innovation fund (incentivi per le imprese), ma anche con lo scopo della riduzione del gas serra totale. Quindi, gli stati membri della unione europea si sono impegnati a diventare climaticamente neutri al 2050 e l’obiettivo primario riguarda la riduzione delle emissioni nette di almeno il 55% entro il 2030 considerando i livelli del 1990.

L’introduzione del secondo sistema Ets
Le revisioni del primo sistema Ets sono sfociate nella creazione del secondo sistema di scambio quote di emissioni, denominato Ets2. Il nuovo sistema si occuperà di affrontare la sfida delle emissioni di Co2 derivanti dalla combustione di combustibili negli edifici, trasporto su strada e in altri settori, ad esempio industrie non coperte dal primo sistema Ets dell’Ue. Il secondo meccanismo si occuperà di integrare più politiche del Green Deal europeo, incentivando e aiutando gli stati a conseguire gli obiettivi imposti dal regolamento. Il sistema sarà pienamente operativo dal 2027 e si tratterà anch’esso di un mercato Cap and trade come l’attuale già presente, con la differenza che l’Ets2 riguarderà le emissioni all’origine. Infatti, toccherà principalmente i fornitori di carburante e non i consumatori finali che invece saranno tenuti a regolare e comunicare le proprie emissioni.

Il monitoraggio del secondo sistema Ets
Tutte le quote di emissione di Ets 2 verranno messe all’asta e una parte dei proventi verrà utilizzata per sostenere le famiglie e microimprese vulnerabili, attraverso il Fondo sociale per il clima. Il primo passo riguarderà il monitoraggio e la comunicazione delle emissioni ad inizio 2025. Annualmente, verrà compilata la procedura annuale di monitoraggio comunicazione e verifica (MRV) che insieme a tutti i processi associati, è nota come ciclo di conformità Ets. Tutti i soggetti regolamentati devono necessariamente detenere un’autorizzazione ad emettere gas serra, presentando ogni anno una relazione entro il 30 aprile delle emissioni dell’anno appena passato. Inoltre, dal 2026 i dati di emissione dovranno necessariamente essere verificati da un verificatore accreditato. Al 2028, una volta dichiarate le emissioni annuali, i soggetti regolamentati dovranno restituire il numero esatto di quote entro il 31 maggio di quell’anno.

Battaglia ideologica o pragmatica?
Il Sistema Ets rientra nelle politiche di mercato più importanti che trattano delle emissioni di gas serra nelle imprese. L’imposizione e il commercio del carbonio e una diminuzione progressiva negli anni possono rendere più realizzabili gli obiettivi e target imposti dell’Unione Europea verso la neutralità climatica. Se però, l’innovazione delle imprese non venisse sostenuta dai fondi europei, la capacità di innovarsi e ridurre le emissioni sarebbe solamente a carico dei privati. L’Unione europea non deve inciampare in una battaglia ideologica nell’abbattimento delle emissioni, ma fornire tutti gli strumenti possibili per poter incentivare le imprese, all’innovazione e verso la transizione ecologica.

Patrick Chiavuzzo

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