domenica 01 Agosto 2021

Transizione digitale: l’Emilia-Romagna si propone come laboratorio per l’Italia.

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Una regione Data Valley europea, che grazie alla propria Agenda Digitale vuole essere laboratorio e apripista per il Paese sulle politiche per la transizione digitale. Reti, Big Data, supercalcolo, competenze: l’Emilia-Romagna si propone come laboratorio per l’Italia.

Il Ministro Vittorio Colao ha trascorso la giornata di ieri nella Data Valley con appuntamenti diversi che hanno avuto un minimo comune denominatore: la disponibilità dell’Emilia-Romagna a offrire servizi e competenze a tutto il Paese. Una candidatura che nasce prima di tutto dai numeri: la regione si colloca infatti al di sopra della media italiana nella grande maggioranza degli indicatori che vengono presi in considerazione dal Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. In regione, infatti, solo per citarne alcuni, sono raggiunte dalla fibra a 100 mega il 39% delle famiglie contro il 30% del resto d’Italia e utilizzano i servizi digitali delle amministrazioni il 34% dei cittadini a fronte del 32% della media nazionale.  Il Ministro ha così commentato “Intendiamo realizzare il PNRR attraverso la collaborazione con gli enti territoriali e l’accelerazione delle migliori realtà tecnologiche, come quelle incontrate oggi”. Si sono aggiunti anche i commenti del Presidente Bonaccini e dell’Assessore Salomoni: “Vogliamo costruire il futuro insieme al resto del Paese, condividendo progetti e infrastrutture che qui stiamo realizzando”

Oltre a un ecosistema territoriale regionale composto da 10 Tecnopoli della ricerca, con venti sedi collocate al centro delle filiere più importanti, 80 laboratori di ricerca accreditati9 Associazioni cluster – che vedono insieme atenei, imprese, centri dell’Alta formazione – formate da oltre 600 soggetti pubblici e privati, che operano anch’essi nelle più importanti filiere regionali.

“Intendiamo realizzare il PNRR attraverso la collaborazione e l’ascolto degli enti territoriali e l’accelerazione delle migliori realtà tecnologiche come quelle incontrate oggi”, spiega il ministro Colao.

“Come Emilia-Romagna abbiamo scelto di investire nel futuro, e la nostra convinzione è che il futuro non si possa che scrivere insieme- affermano il presidente Bonaccini e l’assessore Salomoni-. Significa tenere insieme il tessuto sociale di fronte al progresso tecnologico, fornendo strumenti e competenze a tutte le fasce di popolazione e a tutte le diverse tipologie di imprese, ma significa anche ragionare come un Paese che si muove unito. Ecco perché oggi abbiamo voluto ribadire al ministro Colao, che ringraziamo per la visita, a distanza di pochi giorni quella del presidente Draghi, la nostra disponibilità a fare da laboratorio per le politiche digitali del Paese”.

“La nostra candidatura significa condivisione- concludono presidente e assessore-: siamo orgogliosi al pensiero che tanti progetti nati e cresciuti in Emilia-Romagna possano diventare esempi di buone pratiche, e lo stesso vale per le grandi infrastrutture tecnologiche che stanno nascendo sul nostro territorio, a partire dal Tecnopolo di Bologna, e che oggi il ministro Colao ha avuto modo di conoscere in prima persona”.

L’Agenda digitale dell’Emilia-Romagna

Uno dei primi passaggi proposti dalla Regione è l’adozione di indicatori di risultato e impatto che siano omogenei a livello nazionale: l’Emilia-Romagna, anche nell’ambito di un progetto europeo a cui partecipa e con la collaborazione di Università di Bologna, Politecnico di Milano e Art-ER, ha già costruito un indice sintetico DESI (acronimo per il Digital Economy and Society Index indicato dall’Unione Europea) regionale e un analogo indicatore locale su base comunale, e vuole implementare indicatori di impatto su tutte le politiche, dall’agricoltura alla cultura. E allo stesso modo la Regione vuole condividere l’intuizione di un Regional digital innovation hub, un punto di riferimento unico per tutta la società emiliano-romagnola, dal pubblico al privato passando per il terzo settore, che sia in grado di interconnettere tutte le reti già esistenti.

Tra gli altri esempi di modelli replicabili anche fuori dai confini regionali ci sono poi il Parer, il polo archivistico dell’Emilia-Romagna che conserva oltre 2 miliardi di documenti e riunisce già 1.500 enti di cui la metà extra regione; l’attività di Lepida per la diffusione della Spid, che con più di 780mila identità erogate in tutta Italia è il quarto gestore a livello nazionale; l’impegno sui Big Data, con l’associazione Big Data ER e l’International Foundation Big Data and Artificial Intelligence for Human Development. Infine, il ruolo di capofila della Regione in diversi progetti europei nell’ambito della trasformazione e dell’agenda digitale, uno su tutti DT4Regions.

Reti, banda larga e telecomunicazioni

Anche sul fronte del BUL, il piano strategico nazionale sulla banda ultra-larga, l’Emilia-Romagna è pronta: l’esempio è quello dell’accordo tra il ministero dello Sviluppo economico, Regione e Lepida, la società consortile regionale per le infrastrutture digitali, che con fondi nazionali ha permesso di perseguire l’obiettivo del cablaggio di tutte le scuole da Piacenza a Rimini con tempi più rapidi di quelli dei territori dove la gestione del progetto è rimasta in capo al Governo.

La proposta dell’Emilia-Romagna è quindi quella di replicare questo modello dove possibile, cioè dove siano presenti società in house con una buona capacità di sviluppo della rete e di esecuzione: dopo le scuole, potrebbe accadere ad esempio con le aziende o con la sanità, coinvolgendo il ministero per lo Sviluppo economico, e poi per le connessioni domestiche nelle aree cosiddette grigie o bianche, cioè quelle dove il libero mercato degli operatori di telecomunicazione non ha interesse a investire.

Competenze digitali

Sul fronte della diffusione trasversale delle competenze digitali, anche evolute, per le imprese, le pubbliche amministrazioni e gli studenti, l’Emilia-Romagna potrebbe da una parte mettere a disposizione le proprie competenze acquisite, aprire la strada a ulteriori sviluppi: si va da una piattaforma di digital learning basata su contenuti aperti a un sistema di open badge per l’attestazione delle competenze fino all’ampliamento dei punti di formazione, facilitazione e alfabetizzazione a livello territoriale, sia attraverso il sistema delle biblioteche, dei Laboratori aperti e del terzo settore che con i presidi stabili sostenuti dal servizio civile digitale.

Questo approccio ha permesso all’Emilia-Romagna nel quinquennio 2015-2020 di avviare con il progetto Pane e Internet 1.305 attività formative, a cui hanno partecipato 27.754 cittadini di 99 Comuni in 482 sedi diverse: i punti Pane e internet da Piacenza a Rimini sono 24, e le sedi di facilitazione digitale 40.

Il Fascicolo sanitario elettronico e i dati sanitari

L’Emilia-Romagna è stata la prima Regione in Italia ad adeguarsi alle ultime disposizioni nazionali sulla sanità digitale, quelle contenute nel cosiddetto ‘Decreto rilancio’: già da ottobre 2020 il Fascicolo sanitario elettronico, lo strumento che contemporaneamente archivia, in maniera continuativa e tempestiva, la storia sanitaria del cittadino e permette di accedere direttamente ai servizi online è disponibile per tutti gli assistiti e alimentato in automatico con la documentazione prodotto dalle aziende sanitarie, anche se naturalmente, per tutelarne la privacy, i professionisti sanitari che prendono in carico il paziente potranno consultarlo solo dopo il relativo consenso del cittadino.

Una svolta, sostenuta anche da un investimento regionale di 15 milioni di euro, che a distanza di 9 mesi ha portato all’attivazione complessiva di 3.708.190 Fascicoli sanitari tra i maggiorenni e 663.767 tra i minorenni, di cui rispettivamente 1.545.359 e 272.847 con il consenso alla consultazione. E proprio dal FSE sono passate più del 20% delle prenotazioni totali delle vaccinazioni anti-Covid, con percentuali ancora più significative nelle fasce di età più giovani.

Ora i passi successivi che la sanità emiliano-romagnola vuole intraprendere sono una serie di interventi a favore del completo popolamento del fascicolo con diagnosi, esami e altra documentazione, già a partire dalle fasi di approvvigionamento dei software sanitari con obblighi specifici, poi il sostegno all’uso dell’ANA, l’anagrafe nazionale degli assistiti, l’introduzione di protocolli e prassi condivise per utilizzare i dati sanitari a fini di ricerca e infine la possibilità di utilizzare macchine ad alte prestazioni per fare ricerca sui dati.

Fonte regioni.it

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