domenica 14 Luglio 2024
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Tessile, parla Lino Spina: “Ripresa della Cina dopo il Covid, puntano alla qualità: troviamoci pronti con il Made in Italy”

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Il maestro modellista biellese ha analizzato la situazione economica cinese e lanciato un appello alle nostre istituzioni: “L’Italia, come gli altri stati membri dell’Ue, dovrebbe aiutare maggiormente il settore. Ad esempio con sgravi fiscali”.

“Dopo il Covid, è cambiata la situazione economica in Cina. Oggi, quei mercati sono diventati maggiormente sofisticati e cercano la massima qualità da ogni prodotto. L’Europa, l’Italia e il Biellese devono trovarsi pronti a questo mutamento”. Parola di Lino Spina, maestro modellista e sartoriale biellese, da sempre promoter del Made in Italy, stimato e apprezzato consulente e project manager presso aziende su tutta la filiera dell’abbigliamento, tornato sul suolo nazionale dopo alcune settimane in Cina.

“Prima del Covid, viaggiavo spesso in Oriente, poi la pandemia ha rallentato i ritmi di lavoro e messo in crisi diverse aziende del settore – spiega Spina – Oggi, dopo gli anni bui dell’emergenza sanitaria, si assiste ad una ripresa positiva delle aziende. Specialmente nel campo tessile, dove i ritmi di produzione sono davvero intensi. Con essa, è aumentato anche il costo della vita, con la creazione di una domanda interna per soddisfare la richiesta sempre più crescente di servizi e stipendi adeguati”.

Secondo Spina è mutata radicalmente la visione sul mercato in Cina. “Le aziende di quel paese stanno diventando sempre più sofisticate e stanno rafforzando i propri prodotti nel nome della qualità – sottolinea – Stanno investendo molto nella ricerca dando vita a strutture interne che possano sviluppare le tecnologie più moderne. Ad esempio, stanziano milioni di euro per scoprire nuovi tessuti, nuove tecnologie, nuove performance per l’intero settore dell’abbigliamento”.

Novità che potrebbero mettere in difficoltà il comparto europeo ma allo stesso tempo spingere le istituzioni ad apportare alcune riforme sul mondo del lavoro non più rinviabili. “Sono drastico – confida – L’Italia, come gli altri stati membri dell’Ue, dovrebbe aiutare di più gli artigiani e le piccole medie imprese. Sono queste realtà che producono ricchezza e flusso economico interno. Abbiamo alle spalle una tradizione, una storia che molti paesi si sognano. Un settore che necessita, tuttavia, di massimo supporto: i costi del lavoro sono troppo alti, così come la materia prima. Occorrono sgravi fiscali al più presto”.

Inoltre, sembra proprio che la Cina, più di altri, ha saputo inserirsi in alcuni mercati, rimasti ai margini nel recente passato e ora divenuti fondamentali. “Come alcuni paesi dell’Africa e il Sud Est Asiatico – puntualizza Spina – Sono arrivati per primi in determinati centri di produzione seguendo una strategia economica e tessile ben definita. Purtroppo, nel vecchio continente, si ragiona ancora in compartimenti stagni e non con una chiara e definita visione. Non dimentichiamo poi che talune maestranze si fanno attrarre da offerte economiche ben più vantaggiose delle nostre. Questo determina un impoverimento del mercato e un trasferimento del nostro sapere in paesi concorrenti. A questo punto, diventa decisivo invertire la rotta prima di raggiungere il punto di non ritorno”.

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