mercoledì 16 Giugno 2021

Swemax: biosensore che legge il sudore

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Swemax il biosensore che legge il sudore degli atleti

All’interno del sudore ci sono informazioni equiparate a quelle del sangue, ma fino a questo momento nessuno sapeva come estrarle.

Swemax il biosensore che legge il sudore degli atleti. Il co-founder e Cto di Biometrica, la startup di Parma che ha ideato Swemax, Matteo Beccatelli, spiega: “Chi si allena o pratica qualunque tipo di sport, sa bene che per ottenere buoni risultati è importante monitorare il proprio corpo. Un calo di sali minerali abbassa le prestazioni, un calo eccessivo di liquidi superiore al 2% del proprio peso può avere conseguenze anche più gravi”.

Come anticipato, Biometrica è la startup che ha realizzato Swemax, ovvero il primo biosensore sul mercato in grado di analizzare il sudore. “Tra i fluidi biologici che meglio possono rappresentare il nostro corpo inteso nella sua unicità, c’è sicuramente il sudore, paragonabile solo al plasma per importanza delle informazioni fornite. Informazioni assolutamente parametrate su noi stessi perché ciascuno di noi ha una propria impronta. Swemax è in grado di catturare proprio questa impronta e rappresentarla in digitale”

Il funzionamento di Swemax

Swemax è comporto da un biosensore, ovvero un cerotto intercambiabile che cattura minuscole gocce di sudore e le invia al dispositivo elettrico a cui è connesso. L’oggetto è leggerissimo, è un concentrato di tecnologia grande quanto un accendino, che si posiziona a contatto con la pelle, all’interno di una tasca degli indumenti tecnici facenti parti del kit, ovvero magliette e canotte. Ogni secondo, le informazioni ottenute vengono mandate all’interno di uno spazio blindato in cloud dove l’IA di Swemax elabora le informazioni e grazie alla tecnologia del machine learning “conosce” il corpo della persona che indossa il sensore.
Cominciando da questi dati, l’intelligenza artificiale forma un’analisi predittiva che segnala in anticipo un crampo o un malessere dovuto a cali di liquidi e/o sali minerali. Inoltre, rileva se si sta per superare la soglia di disidratazione del 2%. Tutte queste informazioni vengono inviate allo smartphone così che l’atleta, oppure l’allenatore, possono fare un controllo delle prestazioni e avere delle proiezioni per capire se ci sono dei problemi e in tal caso cambiare la tabella di marcia.

Beccatelli spiega: “Quello che finora era considerato un liquido di scarto, oggi diventa una fonte preziosissima di informazioni e non parliamo solo di sport. Con Swemax si aprono le porte a un nuovo mondo che permetterà di avere dati continui sul nostro corpo in modalità assolutamente non invasiva”

Swemax e Nico Valsesia

La fama di Swemac nel mondo dello sport, è tale da aver catturato l’attenzione di diversi allenatori ed atleti, tra cui un campione di endurance del calibro Nico Valdesia, che in questi giorni sta affrontando una nuova impresa che lo vede avventurarsi dal Mar Nero fino alla cima del monte Ararat.  Valdesia ha deciso di portare con sé Swemax per vigilare il suo stato fisico e gestire al meglio i cali di liquidi e Sali minerali.

L’atleta racconta: “Uno strumento come Swemax non solo può salvarti la vita quando sei in alta montagna, ma può aiutare tutti quegli sportivi che fanno endurance, sia in fase di allenamento sia durante le competizioni. Sapere quanto e quando puoi sforzarti o comunque ricordarti di bere, prevenendo per tempo la disidratazione, è di grande aiuto per evitare crolli di performance e cedimenti nella motivazione ad andare fino in fondo, soprattutto per gli sportivi che competono da soli senza un seguito pronto a supportarli. E poi c’è un’altra cosa: sono felicissimo di essere fra i primi a usare un prodotto che aprirà nuove strade e non solo legate allo sport”

Swemax sta già pensando al futuro: lancerà a breve una campagna su Indiegogo per la vendita dei primi mille dispositivi, prima di avviare una produzione su larga scala.

(Fonte)

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