lunedì 03 Ottobre 2022

Superbonus 110%: il Governo sblocca la cessione del credito e inasprisce le sanzioni

Da non perdere

Siamo arrivati ad un punto cruciale della questione del Superbonus edilizio 110%. 

È stato pubblicato, infatti, nelle Gazzetta Ufficiale n. 47 del 25 febbraio, il decreto approvato 10 giorni fa dal Consiglio dei Ministri, Dl n. 13/2022, decreto- legge correttivo al Sostegni Ter, recante misure Antifrodi per l’esercizio delle opzioni sui bonus edilizi.

Con tale provvedimento, il Governo sblocca la cessione del credito, consentendo fino a tre cessioni totali,  ma solo a determinati intermediari finanziari, introducendo, inoltre, maggiori controlli per la tracciabilità totale  dei crediti e ulteriori sanzioni per chi commette reato. 

Facciamo un piccolo passo indietro

Per contrastare le frodi nell’ambito del Superbonus edilizio, frodi emerse dalle inchieste condotte da diverse Procure lungo tutta la Penisola, era stata inserita, nel Decreto Sostegni-ter, una norma anti-truffa che limitava la cessione dei crediti a terzi una volta sola, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari. 

La stretta clausola inserita, aveva, di fatto, bloccato il mercato dei crediti ceduti,  rischiando di bloccare i cantieri e di mettere in crisi l’intero comparto edilizio, creando incertezza e spingendo le piccole banche, ma anche Poste Italiane e Cassa Depositi e Prestiti, a bloccare temporaneamente le nuove acquisizioni in attesa di un chiarimento che ora è arrivato.

Principali misure del provvedimento

Prima di tutto, la cessione multipla, viene ripristinata per un massimo di tre cessioni (due oltre quella effettuata dal primo richiedente) tra banche e intermediari finanziari iscritti all’albo previsto dall’articolo 106 del Testo Unico in materia bancaria e creditizia, o verso imprese di assicurazione autorizzate ad operare nel Paese, soggetti, quindi, appartenenti allo stesso gruppo e autorizzati, vigilati dalla Banca d’Italia.

Possono cedere “ulteriormente” i crediti soltanto le società che sottostanno alla normativa anti-riciclaggio e altri soggetti “sicuri”, come le società quotate in borsa o quelle che emettono titoli e sono vigilate dalla Consob.

In secondo luogo, le banche che hanno rivelato crediti fiscali relativi ai bonus edilizi  oggetto di truffa, possono, comunque incassare i crediti, una volta dimostrata la completa estraneità alla frode, direttamente dall’Agenzia delle Entrate che a sua volta si rifarà sui truffatori.

Dunque, chi subisce una truffa, acquisendo crediti inesistenti, non dovrà rimetterci. L’Agenzia delle Entrate pagherà comunque la banca e poi, come abbiamo detto, si rivarrà sugli autori della truffa.

Questo, ovviamente, solo se durante l’inchiesta, non emergerà che c’è un concorso di colpa. In quel caso, invece, sarà l’istituto di credito a dover rimborsare lo Stato. La correzione introdotta, permetterà a chi ha un credito sequestrato di non perderlo.

Per quel che riguarda l’opzione per lo sconto in fattura, le nuove regole, si applicano al fornitore in capo al quale matura il credito d’imposta relativo alla riduzione del corrispettivo per i lavori eseguiti o i beni ceduti. È vietata, in ogni caso, la cessione parziale del credito successivamente al primo passaggio.

Infine, viene introdotto una sorta di bollino per i crediti fiscali  affinché possano essere ceduti. In pratica sarebbe una certificazione che permette di risalire sempre a chi ha fatto la domanda per il beneficio e alla relativa documentazione, con controllo preventivo affidato all’Agenzia delle Entrate.

Questo “bollino” è rappresentato da un codice identificativo univoco, da indicare nelle comunicazioni delle eventuali successive cessioni che permette di semplificare la tracciabilità del credito di imposta.

Multe salate e carcere per chi dichiara il falso

Il provvedimento prevede anche un inasprimento delle sanzioni penali per chi commette una truffa, con responsabilità penale specifica per chi, professionisti e tecnici inclusi, nelle asseverazioni necessarie per ottenere i bonus edilizi, redige dichiarazioni false. L’art.2 del decreto correttivo, infatti, specifica che:

Il tecnico abilitato che espone informazioni false o omette di riferire informazioni rilevanti sui requisiti tecnici del progetto di intervento o sulla effettiva realizzazione dello stesso o attesta falsamente la congruità delle spese, è punito con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da 50.000 euro a 100.000 euro. Se il fatto è commesso al fine di conseguire un ingiusto profitto per sé o per altri, la pena  è aumentata“.

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