domenica 21 Aprile 2024
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Shrinkflation! Mi si è ristretto il prodotto!

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Marco Sutter
Marco Sutterhttps://giornalepartiteiva.it
Editore da sempre e giornalista dal 1999 ha congiunto le due professioni ideando progetti editoriali e dirigendo diverse redazioni ricoprendo il ruolo di Direttore Responsabile e Direttore Editoriale di settimanali e mensili ad alta tiratura nazionale, portando in Italia diversi progetti editoriali quali Food and Travel e altre testate. Ad oggi dirige diverse testate giornalistiche, sia cartacee che digital, ed è il founder/publisher di diversi progetti editoriali ed imprenditoriali nei seguenti settori: food, wine, beverage, travel, hospitality, golf, fashion, luxury, e altri. Mail - marco.sutter@giornalepartiteiva.it

Il verbo “shrink” nella lingua anglosassone significa restringe, ridurre. “Flation” deriva invece da inflation, rincaro in inglese. Dall’unione nasce “shrinflation”, la recente tecnica di marketing   ideata dalle grandi aziende, soprattutto le multinazionali, per massimizzare i profitti.

MA CHE COS’È LA SHRINKFLATION?

Molti beni di largo consumo sono interessati a questa nuova strategia aziendale, tecnica non priva di controversie a livello nazionale ed internazionale.

La shrinkflation non è altro che un processo di riduzione delle quantità di prodotto all’interno delle confezioni con prezzi che restano tuttavia invariati.

Le dimensioni del prodotto rimangono identiche dando al consumatore l’impressione di acquistare lo stesso articolo e la medesima quantità.

UN ESEMPIO

L’esempio classico che spiega questa tecnica è il pacchetto di patatine o noccioline. L’acquirente si troverà lo stesso prezzo di sempre e la stessa dimensione della confezione ma, a cambiare, sarà la quantità del prodotto all’interno (noccioline o patatine in questo esempio) che sarà, ovviamente inferiore. Uguale sarà per la pasta, per il detersivo, etc.

Con questa tecnica le aziende fanno fronte alla crisi dei consumi, un modo per risparmiare materia prima senza che il consumatore se ne accorga, ma riversando comunque indirettamente su chi compra il costo dei rincari.

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