venerdì 27 Gennaio 2023

Quanto gli italiani conoscono l’Agenda 2030?

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L’indagine di Green media lab e Norstat definisce i “4 tipi di italiani” in rapporto alla sostenibilità. Solo il 30% delle persone conosce l’Agenda 2030, lotta al cambiamento climatico è l’SDG più “sentito”, le donne sono più sensibili alle tematiche sociali.

Sondare l’opinione degli italiani sul tema dello sviluppo sostenibile al fine di cogliere le sensibilità e gli orientamenti valoriali emergenti, con un focus sulle nuove generazioni ed in particolare sulla “generazione Z”. È questo l’obiettivo dell’indagine “Gli italiani e lo sviluppo sostenibile” condotta da Green media lab e Norstat, che pone l’accento sulle tante interconnessioni ambientali, sociali ed economiche che attraversano lo sviluppo sostenibile a livello planetario.

La ricerca prevede un approfondimento specifico sulla conoscenza nominale ed effettiva dell’Agenda 2030, come pure sull’informazione rispetto agli SDGs, Sustainable development goals, i 17 Obiettivi che costituiscono il piano d’azione previsto dall’Agenda 2030.

Durante il lavoro di ricerca sono stati esplorati i vissuti degli italiani sia in termini di orientamenti valoriali relativamente al tema dello sviluppo sostenibile, sia di effettivi comportamenti sostenibili adottati.

Durante l’indagine gran parte degli intervistati (80,4%) ha affermato di aver chiaro il concetto di sostenibilità. Una quota ancora maggiore della popolazione (89,2%) si dichiara invece sensibile al riguardo e ritiene che le tematiche che maggiormente debbano contribuire ad uno sviluppo sostenibile siano: tematiche ambientali (95,0%), sociali (93,2%) ed economiche (89,4%).

Le tematiche ambientali sono anche quelle rispetto alle quali gli italiani esprimono il grado più elevato di sensibilità personale (45,7% rispetto al 13,1% per le tematiche sociali e il 12,3% per le tematiche economiche). I livelli più elevati di sensibilità verso le tematiche ambientali si registrano nelle fasce giovani e adulte della popolazione, meno discriminanti altre variabili; appaiono più sensibili alle tematiche sociali i target femminili e quelli con i maggiori livelli d’istruzione, mentre risultano più sensibili alle tematiche economiche i target maschili e le fasce della popolazione più vulnerabili sul mercato del lavoro, sia in termini d’età (i giovani fino ai 35 anni e la fascia 56-65) che in termini d’istruzione, con livelli di scolarità medio-bassi.

Un terzo della popolazione (31,9%) dichiara una conoscenza nominale dell’Agenda 2030; di questi quasi il 70%, pari al 23% sul totale campione ne dimostra una effettiva conoscenza e all’incirca la metà, pari al 16,6% sul totale campione, ne indica correttamente le Nazioni Unite quale ente promotore. Sia per l’Agenda 2030 che per i suoi obiettivi, SDGs, i livelli più elevati di conoscenza nominale si rilevano nella generazione Z e nei segmenti più istruiti della popolazione.

In termini di rilevanza dei diversi obiettivi previsti dall’Agenda 2030, il contrasto ai cambiamenti climatici è l’SDGs più vicino alla sensibilità degli Italiani (43,6%).
A partire quindi da una sensibilità diffusa e una crescente attenzione del pubblico al tema della sostenibilità, la sfida per gli interlocutori istituzionali, le aziende, le agenzie e i mezzi di comunicazione, è fare sempre più cultura sul tema della sostenibilità e sull’impegnativo piano programmatico, per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità, previsto dall’Agenda 2030.

Oltre la metà degli italiani (55,2%) dichiara di essere a conoscenza del fatto che ogni obiettivo dell’Agenda 2030, SDGs, preveda una serie di azioni concrete per attuarlo. La conoscenza delle diverse azioni prioritarie in ambito ambientale, sociale ed economico appare tuttavia abbastanza superficiale e frammentata.
La ricerca ha quindi indagato il grado di adesione ai valori che più possono contribuire al miglioramento della nostra società in un’ottica di sostenibilità.

In ambito sociale i valori più condivisi sono il rispetto dei diritti e delle libertà individuali, l’onestà e il rispetto della legalità, agli ultimi posti l’altruismo, l’empatia, la generosità e il senso di appartenenza. Tra i valori economici ai primi posti il consumo responsabile, il riuso e la tutela delle condizioni di lavoro e dei diritti dei lavoratori, all’ultimo posto il consumo condiviso.

I valori ambientali vedono al primo posto il rispetto per il pianeta, cui segue il senso di responsabilità individuale e verso le generazioni future. Le problematiche più sentite in ambito ambientale sono i cambiamenti climatici, la povertà e le diseguaglianze in ambito sociale e la disparità nella distribuzione delle ricchezze in ambito economico.

In termini di comportamenti, tre quarti degli italiani dichiarano di aver concretamente modificato comportamenti e abitudini quotidiane e una percentuale equivalente ritiene che i comportamenti individuali abbiano un impatto sulla dimensione collettiva. Nelle abitudini domestiche vi è sicuramente una crescente attenzione a ridurre gli sprechi in più ambiti e a limitare i consumi energetici; sembra diffondersi una maggiore sensibilità anche nei consumi dell’acqua domestica. I comportamenti d’acquisto più sostenibili non sono ancora diffusi probabilmente perché appaiono ancora molto radicati modelli consumistici.

L’indagine propone quindi una sofisticata segmentazione degli italiani rispetto al tema della sostenibilità, ottenuta attraverso tecniche di analisi statistica multivariata, individuando quattro distinti cluster, costruiti sulla base di molteplici indicatori: dagli atteggiamenti ai valori e ai comportamenti. I cluster, sinteticamente descritti di seguito, sono dettagliatamente profilati ed analizzati per cogliere le differenze esistenti nella nostra società in termini di atteggiamenti e comportamenti verso il tema della sostenibilità ambientale, sociale e economica:

  • I sostenibili identitari, per i quali l’essere sostenibili costituisce appunto un aspetto identitario;
  • I sostenibili nei fatti, che hanno una sensibilità rispetto al tema della sostenibilità e già adottano in modo spontaneo comportamenti sostenibili;
  • I sostenibili in fieri, che pur non avendo una spiccata sensibilità verso il tema della sostenibilità, stanno evolvendo e si lasciano educare, spesso dalle generazioni più giovani, mostrandosi disponibili a un cambiamento;
  • I non sostenibili, che non mostrano sensibilità ed interesse verso la sostenibilità ed appaiono poco propensi ad adottare uno stile di vita sostenibile.

Per ulteriori informazioni e per la versione integrale dello studio contattare l’indirizzo mail info@greenmedialab.com

Elisa Flamini, Sustainability manager

Fonte ASVIS

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