venerdì 19 Aprile 2024
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Per le donne la questione della sicurezza sul posto di lavoro è ancora tabù

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-Il 41,5% delle grandi imprese italiane conta nei suoi team preposti alla gestione della security aziendale più di 30 professionisti. Nel 29,3% delle realtà, invece, non si arriva a 10 persone.

-All’interno del 23,5% di queste realtà non è presente nemmeno una professionista donna. In media, la presenza femminile nei security team delle grandi imprese italiane non arriva al 25%.

-L’età media delle professioniste della security, nel 61,3% dei casi, si colloca nella fascia 30-39 anni, a fronte di una maggioranza di colleghi uomini, che nel 68,8% dei casi sono nella fascia 40-60 anni.

-Il 35,3% dei security manager intervistati dichiara che 10 anni fa non era presente alcuna donna all’interno del proprio team. Per l’11% degli intervistati, la percentuale di professionisti della security era pari al 10% dell’intero reparto.

-Nell’84,6% delle imprese indagate, al momento non c’è alcuna donna con un ruolo di responsabilità o coordinamento all’interno delle divisioni della security.

Nel 2023 in Aipsa si è registrato un fenomeno in controtendenza. In un solo anno l’associazione ha visto infatti il numero di professioniste donne associate crescere del 15,3%, rispetto a quanto fatto dalla sua nascita.

A fotografare questo scenario è AIPSA, l’Associazione dei Professionisti della Security delle principali aziende pubbliche e private del Paese, che ha effettuato una survey, interrogando i security manager delle grandi imprese italiane.

Risultato: negli ultimi dieci anni il comparto della security ha cessato di essere prerogativa di soli uomini, ma le professioniste che oggi operano in questo settore sono ancora una minoranza risibile. Ciò che più preoccupa, inoltre, è che le donne con ruoli decisionali o di responsabilità, all’interno delle principali aziende del Paese, si contano sulle dita di una mano.

“Il quadro emerso non è sorprendente – spiega il presidente di AIPSA, Alessandro Manfredini – ma impone a tutti una riflessione. La maggior parte dei professionisti della security oggi in forza alle aziende pubbliche, e private, proviene da percorsi formativi interni alle Forze dell’Ordine, dove la presenza femminile è stata a lungo non registrata. Oggi però occorre un cambio di passo perché le aree di intervento si sono ampliate a dismisura e questo ha moltiplicato la domanda di professionisti del nostro campo. Li richiedono le aziende private, le aziende sanitarie, le pubbliche amministrazioni, le reti di impresa. Occorre quindi lavorare sulla formazione sia di uomini che di donne, sia sulla loro valorizzazione professionale”.

Se esiste, infatti, un macro tema di disequilibrio di genere in questa professione, ciò che più preoccupa è il ridotto numero di donne nei ruoli apicali.

“Il 65% delle donne presenti oggi nei security team delle grandi aziende sono under 40 – sottolinea Manfredini – e questo fa sperare che in un futuro molto prossimo riusciremo a invertire questa tendenza. Ma serve un intervento a livello formativo e culturale. Esistono, infatti, settori nei quali il numero di professioniste donne è positivamente, e contro intuitivamente, maggiore rispetto ad altri: dalla cyber, alla compliance, all’anticontraffazione. È auspicabile che nei percorsi delle lauree STEM vi siano indirizzi di security che tengano conto di questa tendenza, contribuendo a incrementare in maniera attiva la partecipazione della componente femminile”.

“Fa piacere vedere che come AIPSA ci siamo mossi in controtendenza. È donna la vicepresidente, Angelica Cestari, è femminile il 30,7% del nostro Consiglio Direttivo e, in generale, il numero di professioniste che si sono associate a noi nel corso dell’ultimo anno è cresciuto del 15% rispetto a quanto fatto dalla nascita di AIPSA. Piccoli segnali che fanno però sperare in un cambio culturale complessivo” conclude Manfredini.

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