mercoledì 10 Agosto 2022

Nel 2020 10 Ministeri su 12 hanno pagato in ritardo

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CGIA: Nel 2020 10 Ministeri su 12 hanno pagato in ritardo

Dal 2013, a seguito del recepimento della normativa europea contro i ritardi di pagamento, i tempi di pagamento nelle transazioni commerciali tra enti pubblici italiani e aziende private non potrebbero superare di norma i 30 giorni (60 per alcune tipologie di forniture, in particolare quelle sanitarie).

Nel 2020 10 Ministeri su 12 hanno pagato in ritardo. Secondo un recente studio condotto dalla CGIA di Mestre è emerso che, nel 2020, ben 10 ministeri su 12 hanno effettuato pagamenti in netto ritardo rispetto alle disposizioni previste dalla Direttiva europea confermando – purtroppo – che la nostra Pubblica Amministrazione è fra le peggiori pagatrici d’Europa.

L’Indicatore di Tempestività nei Pagamenti (ITP) registrato dai dicasteri italiani vede il Ministero dell’Interno saldare le fatture ricevute da fornitori privati con un ritardo medio di oltre 62 giorni. Seguono il Ministero della Difesa con oltre 36, quello dello Sviluppo Economico con quasi 28 e il Ministero delle Infrastrutture con quasi 27.

Gli unici dicasteri che hanno anticipato il saldo fattura rispetto alle scadenze previste dalla legge sono il Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca (-7,27) e quello degli Affari Esteri (-20,34).

Sempre la CGIA segnala che, in Italia, il volume d’affari che ruota attorno alle commesse di tutta la PA ammonta complessivamente a circa 140 miliardi di euro all’anno e il numero delle imprese fornitrici si aggirano attorno un milione.

La situazione più difficile si registra al Sud dove, tanto per fare un esempio, il Comune di Salerno l’anno scorso ha liquidato i propri fornitori con 360 giorni medi di ritardo, il Comune di Napoli con 314 e il Comune di Lecce con 85 e il Comune di Reggio Calabria con ben 653 giorni di ritardo…

Anche al Nord, tuttavia, ci sono problemi: basti pensare che il Comune di Torino ha fatto registrare un ritardo medio nei pagamenti di circa 145 giorni.

Ma quali sono le cause che determinano questi ritardi? Innanzitutto la mancanza di liquidità da parte dell’amministrazione pubblica committente ma spesso i ritardi sono anche “intenzionali”, dovuti per lo più alla difficoltà degli enti a sbrigare le pratiche burocratiche per effettuare i pagamenti.

E pensare che già nel gennaio 2020 già la Corte di Giustizia aveva condannato la PA italiana e intimato il rispetto dei tempi di pagamento definiti a libello europeo.

L’aspetto più paradossale di questa vicenda – dice la nota della CGIA – è che non si conosce con precisione a quanto ammonta il debito commerciale della nostra PA: una cosa inverosimile, sebbene le imprese che lavorano per il pubblico
siano obbligate da qualche anno a emettere la fattura elettronica”.


(Fonte: CGIA Mestre)

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