lunedì 05 Dicembre 2022

Marina C, una storia di qualità, creatività, audacia e perseveranza

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Oggi conosciamo da vicino un brand che rappresenta il vero Made in Italy, quello fatto di alta qualità dei materiali e alta lavorazione artigianale, quello che tutto il mondo ci invidia.

Oggi andiamo nelle Marche, terra al plurale, dalle mille sfaccettature, in cui da secoli, la sapienza delle mani, unita alla creatività, ha modellato l’economia di una regione intera in maniera predominante e costante. Siamo a Civitanova Marche, in compagnia di Giammarco Marzialetti, fondatore insieme a sua moglie Vittoria, della Marina Creazioni, azienda produttrice di borse e accessori di pelletteria. L’azienda è partner dell’evento Gala Dinner di Natale del Ferrari Club Italia che si terrà il prossimo 4 dicembre al Palazzo Ducale di Modena.

Buongiorno Dottor Marzialetti, ci parli un po’ della sua azienda, di come avete iniziato, di come sono andati questi 20 anni di attività che avete festeggiato proprio in questi giorni.   

Noi iniziamo come produttori di cinture gioiello, nel 2001 con il brand Marina Creazioni. Nel giro  di pochi anni, siamo riusciti a conquistare una clientela affezionata e allora abbiamo deciso di ampliare la produzione, facendo borse e accessori di pelletteria. Allo stesso tempo, abbiamo creato un’altra azienda satellite con la quale abbiamo cominciato a lavorare per tutti i grandi marchi della moda, da Dolce & Gabbana a Chanel, Valentino Garavani.., per i quali facciamo il semilavorato, la tomaia per le calzature, i pannelli per le borse. Da un paio d’anni, abbiamo aperto uno showroom a Milano in Via della Spiga, dove riceviamo i nostri clienti e quest’anno, per festeggiare i 20 anni di attività, abbiamo deciso di aprire anche una boutique con una nuova linea ancora più prestigiosa, con materiali più ricercati e selezionati, un’accessoristica ancora più curata e borse in serie limitata. Questa nuova linea l’abbiamo chiamata Marina C Milano, dedicata proprio alla nostra capitale mondiale della moda, città alla quale dobbiamo tanto. 

Giammarco Marzialetti e sua moglie Vittoria, titolari della Marina C. Milano
Giammarco Marzialetti e sua moglie Vittoria, titolari della Marina C. Milano

Cosa ha contato di più in questi anni per raggiungere questo  successo?

In primis, proprio la qualità dei nostri prodotti. Utilizziamo tutti pellami solo di altissima qualità, provenienti dai distretti italiani storici. Facciamo tutto internamente, tutte le lavorazioni che portiamo avanti,  anche quelle più complicate, le facciamo noi al nostro interno, la maggior parte a mano o con macchinari molto sofisticati, molto particolari. L’artigianalità è la nostra forza, la bravura delle nostre maestranze nel saper lavorare la pelle, la cura dei dettagli, il design ricercato. Poi ha contato la determinazione, la perseveranza, ma anche tanta fortuna. Io dico sempre che è meglio nascere fortunati che ricchi.

Sta dicendo che è stato più fortunato che bravo?

Diciamo che lo spirito imprenditoriale l’ho sempre avuto. Sono entrato nel settore come operaio che ero molto giovane e ho imparato a fare tutto, poi ho messo su una piccola attività commerciale con un piccolo negozietto. Ogni mattina, prendevo la mia valigetta e andavo a vendere. Mi facevo il mio bel giro da Pescara a Bologna, passando per San Marino e Rimini, a cercare clienti. Sono sempre stato un bravo venditore, questo sì, ma è stato l’incontro con mia moglie a fare la differenza, senza la sua creatività non avrei fatto nulla. È lei l’anima creativa del brand, io sono il braccio operativo. Insieme ci completiamo. Abbiamo iniziato in un piccolo paesino dell’entroterra, non avevamo niente. Pensi che al nostro matrimonio avevamo 30 invitati. Abbiamo costruito insieme la nostra fortuna. Oggi abbiamo 4 stabilimenti, qui a Civitanova Marche e 38 dipendenti.

Qual è il vostro mercato principale?

Il 90% di quello che produciamo lo esportiamo. Il nostro mercato principale è quello russo, dei paesi dell’ex Unione Sovietica, poi quello tedesco. Mia moglie che è ucraina, è stata fondamentale anche per farmi capire l’amore che tanta gente di quei luoghi ha verso il nostro Paese, verso i prodotti italiani. All’estero c’è una percezione diversa dell’Italia. Gli stranieri riconoscono più di noi, il valore del prodotto italiano, lo cercano e comprano la qualità, più che il brand famoso.

In questi venti anni, ci sono stati momenti difficili? 

Si, all’inizio, soprattutto, ma anche quando abbiamo avuti i momenti più cupi, ci abbiamo creduto fino in fondo. Io, poi, sono un ottimista nato. Non mi lascio abbattere facilmente. Anche nelle acque più nere, ho sempre trovato una giusta motivazione per sorridere e andare avanti. 

Ha mai pensato di delocalizzare? 

No, diciamo che abbiamo tenuto duro, molti altri intorno a noi lo hanno fatto. Noi abbiamo sempre cercato e voluto preservare il territorio, rimanendo qui e avvalendoci di manodopera del posto. Abbiamo voluto portare avanti quelle che sono le nostre tradizioni, le nostre maestranze. Le Marche sono conosciute in tutto il mondo per i suoi prodotti manifatturieri di pregio. Nel nostro stesso nome c’è il richiamo alle nostre origini, a Civitanova Marche, dove nasce appunto la nostra azienda, alla sua posizione che affaccia sul mar Adriatico. Proprio per salvaguardare tutto questo, stiamo cercando, inoltre, con altri imprenditori locali, di fare formazione. Purtroppo non c’è quel  ricambio generazionale fondamentale per non far disperdere questo patrimonio. 

Perché? Vede scarso interesse nei giovani o cosa non ha funzionato?

Non proprio. Forse c’è stata più trascuratezza da parte dei grandi. Molti genitori, hanno pensato che per i propri figli sarebbe stato meglio farli studiare, farli diventare avvocati o commercialisti, senza pensare che, oggi, un operaio specializzato, che sa trapuntare una borsa, ha un posto assicurato e arriva a guadagnare 3000 euro al mese. E poi, sicuramente, non hanno funzionato le scuole professionali, una grave mancanza in un grande paese manifatturiero come il nostro. Bisognerebbe rivalutare la figura dell’artigiano, educare e sensibilizzare con programmi appositi le nuove generazioni, aprire loro i laboratori produttivi, dare il giusto compenso relativamente alla qualità del lavoro, fondare nuove scuole per il recupero di antichi mestieri. Senza tralasciare l’innovazione, ma valorizzando la tradizione. 

Quali sono state invece le principali difficoltà che ha incontrato come imprenditore ?

Mi sono scontrato spesso con un sistema farraginoso, pesante, non snello, arretrato. 

Sono cose che ripetiamo da anni oramai, che fanno parte della tanto odiata burocrazia italiana, ma che purtroppo, ancora non si riescono a cambiare.

Come vede il futuro per il nostro paese?

Io sono un sognatore pratico, ottimista, fiducioso. Spero che si riesca a spendere bene i sodi che arriveranno per realizzare davvero una svolta per questo paese, per il futuro di tutti, giovani e meno giovani. Vorrei anche che gli stessi giovani capiscano che il lavoro è una cosa seria. Non bisogna guardare troppo a quanto si guadagna, se si lavora di sabato e domenica. Senza sacrifici non si ottiene nulla. Il mondo è pieno di possibilità e infinite opportunità. Bisogna saperle cogliere al volo e non sprecare tempo prezioso. Bisogna capire quello che ci piace fare, farlo con passione, perseverare di fronte alla difficoltà, agire in modo strutturato, strategico e costante. 

Un ruolo importante lo avrà la scuola, l’istruzione, troppo spesso sottovalutata o non all’altezza di un mondo in continuo cambiamento. Ecco se dovessi dire tre ingredienti fondamentali per il futuro, direi, prima di tutto un nuovo sistema scolastico più funzionale che sappia ascoltare e dare voce, semplificazione e un sistema che favorisca le imprese, che metta le aziende nelle condizioni di investire. In pratica avviare un processo di ri-costituzione virtuoso, una sorta di neo-rinascimento del valore del lavoro che restituisca fiducia e visione del futuro. 

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