martedì 18 Giugno 2024
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Lo spirito di Assisi a Berlino: la pace è una strada possibile, è un percorso da tracciare insieme che parte dal cuore di ognuno

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Si è chiusa con l’intensa preghiera sotto la porta di Brandeburgo, un tempo confine di due mondi separati, la trentasettesima edizione dell’Incontro internazionale per la pace, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con la Chiesa cattolica tedesca ed evangelica di Berlino. 

Il lungo cammino iniziato da San Giovanni Paolo II, 37 anni fa ad Assisi, con il primo storico incontro interreligioso in nome della pace, ha fatto tappa a Berlino. Qui, i leader delle principali religioni mondiali, insieme a tanti rappresentanti della cultura e delle istituzioni, provenienti da oltre 40 paesi del mondo, si sono ritrovati insieme per ricordarci che siamo tutti chiamati ad essere attivamente audaci costruttori di pace, per ribadire che la pace è una strada possibile, un percorso da tracciare insieme, a partire da noi stessi, che dobbiamo credere nella sua realizzazione sempre, anche nei momenti più complicati e difficili della storia universale.

Prosegue, cosi, il lungo cammino di pace, sullo spirito di Assisi, che la Comunità di Sant’Egidio porta avanti da tanti anni, tracciando un percorso fatto di dialogo, di incontri, di confronto, un percorso che si snoda e prende vita attraverso paesi e città di tutto il mondo. Quest’anno, dopo Roma, Madrid, Tirana, Sarajevo, solo per citare alcune di queste città, la trentasettesima edizione dell’Incontro internazionale per la pace, dal titolo l’’Audacia della pace”, si è svolta a Berlino, capitale europea simbolo del muro, storicamente divisa, dal 1961, tra Est e Ovest da una barriera apparentemente impossibile da abbattere. Qui, dalle strade di questa storica città, lacerata da tanta sofferenza, sulla scia della sua rinascita unitaria, iniziata la sera di quel 9 novembre 1989, sono stati affrontati tanti argomenti, in un programma ricco di appuntamenti, con oltre venti incontri tematici, in cui si è parlato della fondamentale necessità di costruire una società universale basata sul noi, una società civile informata e partecipe, che sappia riconoscere sempre l’inalienabili diritti di ogni singolo individuo. Si è parlato delle 30 guerre che affliggono il mondo, a partire dalla vicina Ucraina, dell’importanza di  educare i giovani alla pace, di saper coltivare l’arte di vivere insieme in un mondo frammentato e lacerato, della potenza del dialogo, del confronto fraterno, della preghiera, come cura per le ferite e risorsa per la pace globale. Si è parlato delle diseguaglianze sociali, delle innumerevoli minacce di un utilizzo incontrollato dell’intelligenza artificiale, delle tante emergenze umanitarie dei nostri tempi, del cambiamento climatico, delle sue tragiche conseguenze, della fragilità di tante democrazie e della necessità di una cultura sempre più profondamente democratica che ha bisogno di essere alimentata da persone, uomini e donne, non da schemi o algoritmi.

Su questo e su tanto altro vertevano i focus dei temi trattati. Sono stati tre giorni intensi, al termine dei quali è arrivato anche il messaggio di Papa Francesco che ha rinnovato il suo appello alla pace, ad essere tutti audaci costruttori, artigiani di pace e dell’importanza di non rassegnarsi mai, ma di avere il coraggio e l’audacia di saper guardare oltre ogni speranza, in nome dell’universalità della famiglia umana. 

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