mercoledì 28 Settembre 2022

L’infrastruttura di ricarica in Europa crescerà di pari passo con le auto elettriche

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Secondo Transport & Environment, entro il 2035 potrebbero essere installati fino a 10,4 milioni di punti di ricarica pubblici. Quasi due colonnine su tre si trovano in Germania, Francia e Paesi Bassi.

L’infrastruttura di ricarica manterrà il passo con la diffusione dei veicoli elettrici. Lo dichiara Transport & Environment, la Federazione europea per i trasporti e l’ambiente, nel rapporto “ ‘Charging’ for phase-out. Why public chargers won’t be a block on EU’s combustion car phase-out” diffuso ad aprile. In linea con la strategia della Commissione europea di ammettere solo auto e furgoni nuove a zero emissioni a partire dal 2035, il report cerca di rispondere alla domanda: l’infrastruttura di ricarica crescerà di conseguenza?


Triplicato il numero di colonnine. Nonostante non ci siano obiettivi vincolanti, l’infrastruttura pubblica di ricarica a livello europeo, sottolinea il Rapporto, è cresciuta in modo significativo. Nel 2021 erano presenti circa 340 mila punti di ricarica, il triplo rispetto al 2018. L’infrastruttura sta crescendo dove la diffusione delle auto elettriche è maggiore: nel 2021 il 62% dei punti di ricarica si trovava in Germania, Francia e Paesi Bassi, i Paesi che registrano più veicoli elettrici di tutto il continente.
Poiché il mercato dell’elettrico sta crescendo ad un ritmo serrato, nel luglio del 2021 la Commissione europea ha proposto un regolamento sull’installazione di infrastrutture per combustibili alternativi, che obbliga gli Stati membri a garantire una rete pubblica di ricarica sufficiente a soddisfare le esigenze delle rispettive flotte di veicoli elettrici. Al centro della proposta c’è anche la disponibilità di almeno 1 Kw di potenza di ricarica pubblica per ciascun veicolo a batteria.


Le previsioni. Sulla base degli obiettivi individuati dall’Unione europea, l’analisi di T&E mostra che entro il 2030, con una previsione di circa 62 milioni di auto elettriche in commercio, dovranno essere installati in tutta Europa tra 3,6 e 5,1 milioni di punti di ricarica. Entro il 2035, con una previsione di 135 milioni di veicoli elettrici, questo numero salirà da 8,2 a 10,4 milioni di punti di ricarica. Il numero di caricatori dipende dalle ipotesi sul rapporto tra caricatori normali (inferiori a 22 kw) e veloci (superiori a 22 kw): avere più caricatori veloci, che forniscono maggiore potenza, ne comporterà un numero inferiore necessario per servire la stessa flotta.

Secondo T&E, la ricarica che avviene presso colonnine private (a casa o al lavoro) rimarrà la forma dominante, con costi economici più vantaggiosi, rispetto ai costi delle colonnine pubbliche, per i proprietari delle auto elettriche. Il Rapporto risponde anche allo scenario previsto dalla European automobile manufacturers’ association (Acea), che richiederebbe tra 9,8 e 14,4 milioni di punti di ricarica entro il 2030, per poi salire a un numero compreso tra 24,6 e 31 milioni di colonnine nel 2035. Il rischio, secondo T&E, sarebbe quello di “cementificazione della rete”: un numero maggiore di punti di ricarica pubblica potrebbe sembrare utile a prima vista, ma comporterebbe bassi tassi di utilizzo (inferiori al 5%) rendendo l’infrastruttura di ricarica insostenibile dal punto di vista finanziario, con continui sovvenzionamenti pubblici.


La roadmap per il futuro. T&E suggerisce ai decisori politici di mantenere il “fleet based target”, la disponibilità di almeno 1 Kw di potenza di ricarica pubblica per ciascun veicolo a batteria, partendo con potenze più alte per quote di veicoli elettrici basse. Ciò comporta di iniziare con una potenza di ricarica pubblica da 3 kW, per poi diminuire gradualmente man mano che il mercato maturi, fino a raggiungere 1 kW una volta che la quota di mercato delle auto elettriche raggiunga il 7,5%. Con questo approccio, conclude il Rapporto, si accelera la diffusione dell’infrastruttura di ricarica a breve e medio termine e si aumenta il numero minimo di punti di ricarica negli Stati membri in cui l’adozione di veicoli elettrici è ancora lenta.

Fonte Futura Network di Tommaso Tautonico

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