giovedì 29 Settembre 2022

Intervista esclusiva ad Enrico Letta per il Giornale delle Partite Iva

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Marco Sutter
Marco Sutterhttps://giornalepartiteiva.it
Direttore Responsabile, Giornale Partite Iva. Podcast delle Partite Iva. Direttore e founder di Golf and Travel, Food and Travel Italia, Wine and Travel. Direttore di Fashion Life Magazine (partner di FashionTv). Ideatore e conduttore di: il Podcast delle Eccellenze, Podcast Golf and Travel, TeleGolf sulla piattaforma Canale Europa.

Le affermazioni di Enrico Letta al Giornale delle Partite Iva

Lavoro, salute, casa e alimentazione di qualità sono i diritti essenziali da garantire
“Il Reddito di Cittadinanza è una misura ancora attuale, ma deve essere corretto e potenziato dove necessario.”
“…semplificare…penso ad esempio al sistema saldo-acconto per partite IVA, autonomi e liberi professionisti, in alternativa al quale noi proponiamo di introdurre un’opzione di autoliquidazione mensile delle imposte.”

Sinistra storica e sinistra “contemporanea” appaiono davvero molto distanti, quasi nulla li avesse accomunati e nulla più li accomuni. Forse i cittadini meno abbienti vedono gli impegni inerenti l’affermazione della pari dignità umana, mediante la lotta alla povertà e alle discriminazioni sociali e vedono disatteso, ancor più, l’intento della creazione dell’eguagulianza, in ogni sua declinazione? Da più parti viene rimproverato alla sinistra attuale di essersi allontanata dalle fasce deboli, povere e discriminate della società e che tale allontanamento sia la causa dell’affermazione, in Italia, della destra. Le chiediamo se condivide o meno tale analisi e quale sia – a Suo parere – il motivo dell’ affermarsi, in modo davvero sbalorditivo, della destra in un periodo in cui la fragilità delle fasce più deboli della società riaffiora in modo drammatico.


Uno sbandamento in passato c’è stato, ma quella stagione si è chiusa da tempo. Già Nicola Zingaretti prima di me, prendendo la guida del PD, aveva archiviato proposte e atteggiamenti che sembravano più colpevolizzare la povertà che impegnarsi ad eliminarla. Purtroppo, quando la sinistra smette di parlare di uguaglianza, la destra trova spazio per parlare di protezione coltivando paure, diffidenze e solitudini. Ma il programma con cui oggi ci presentiamo agli italiani è molto netto sulla lotta alle disuguaglianze e alle discriminazioni. Lavoro, salute, casa e alimentazione di qualità sono i diritti essenziali da garantire, perché tutte e tutti possano veramente sentirsi parte di una comunità che si prende cura dei bisogno di ciascuno. Istruzione, cultura e sport sono gli strumenti tramite i quali vogliamo dare a ragazze e ragazze gli strumenti per scrivere il proprio futuro. Il riconoscimento di diritti negati è la chiave con cui vogliamo dimostrare a tutte e tutti che l’Italia è il Paese in cui possono sentirsi a casa, perché c’è spazio per loro e per i loro desideri. In queste elezioni, la scelta sarà tra due visioni molto diverse della società. Da una parte l’aspirazione a costruire un modello di sviluppo inclusivo, che investe sulle reti di prossimità e di solidarietà, di accoglienza e inclusione, per generare benessere e ridurre le disuguaglianze. Dall’altra, il cinismo di chi cavalca paure e solitudini, aprendo costantemente nuove ferite nella nostra società.

Il Partito Democratico reca con sé il peso di tante scissioni nella storia della sinistra degli ultimi 30 anni e fa fatica a tenere insieme le tante anime “solitarie”, poco animate dall’intento di creare armonia, che dicono di amare gli ideali umanitari, sociali e politici di quella sinistra che tendeva la mano a chi aspirava alla parità socio-economica e al godimento degli ineludibili diritti civili ed umani. E’ possibile ricreare quell’unità che era la fonte della crescita dei consensi per la sinistra, pur in presenza di sentimenti multiformi, tuttavia non antitetici, che esigono di esprimersi?


Sì, è possibile. Il Partito Democratico si presenta a queste elezioni con una lista aperta e plurale, dal nome molto chiaro “Italia Democratica e Progressista”. Di questa lista fanno parte persone con culture e storie molto diverse, ma unite da un progetto comune: penso ad esempio alla Vicepresidente dell’Emilia-Romagna e all’ex-Commissario alla spending review Carlo Cottarelli. E questa lista è nata grazie alla disponibilità di tante forze politiche, che ringrazio per il percorso costruito insieme: Articolo Uno, Partito Socialista Italiano, DemoS, Movimento Repubblicani Europei, Volt. Quando si mettono da parte protagonismi e ambizioni personali, è possibile costruire progetti unitari. Purtroppo in questa estate abbiamo assistito a qualunque cosa, anche a un incredibile voltafaccia dopo una stretta di mano e la firma di un accordo. Non si poteva far finta di nulla.

Secondo Lei il reddito di cittadinanza varato dal Governo Conte è una misura ancora attuale è in linea con le Vostre strategie oppure andrebbe rivista se non abolita?


Il Reddito di Cittadinanza è una misura ancora attuale, ma deve essere corretto e potenziato dove necessario. Strumenti simili esistono in tutta Europa e non sono messi in discussione. Negli ultimi anni, il Reddito di Cittadinanza ha evitato che circa un milione di cittadini scivolasse sotto la soglia della povertà assoluta e ha fornito sostegno a 76mila persone con disabilità che vivono da sole. Ma è evidente che i meccanismi di collegamento con il mercato del lavoro non hanno funzionato e devono essere rivisti. Tra le varie cose, proponiamo di introdurre la possibilità di sommare (per un periodo limitato) reddito e stipendio, così da incentivare la ricerca di lavoro.

La profonda crisi che la Società italiana sta affrontando, prima con la pandemia ora con la guerra in Ucraina, e una Russia sempre più determinata nel creare tensioni internazionali, sembra non avere una soluzione. Potrebbe, sinteticamente, illustrare ai lettori del Giornale delle Partite Iva il programma, le strategie e le soluzioni del Suo schieramento politico?

Il nostro programma si fonda su tre grandi pilastri: sviluppo sostenibile e transizioni ecologica e digitale; lavoro, conoscenza e giustizia sociale; diritti e cittadinanza. Vogliamo assicurare che non si interrompa il percorso di crescita avviato dal Governo Draghi, portando a termine nei tempi previsti le tante riforme che l’Italia aspetta da tempo – cominciando da Fisco, Giustizia, Pubblica Amministrazione e Concorrenza – e tutti gli investimenti previsti dal PNRR, per non perdere neanche una delle opportunità offerte dai finanziamenti europei. Solo noi possiamo farlo, non certo chi ha fatto cadere il Governo o è sempre stato all’opposizione. Non possiamo permetterci l’immobilismo, perché a pagarne le conseguenze sarebbe soprattutto chi sta peggio: senza un’economia dinamica l’ascensore sociale non può ricominciare a funzionare e i servizi pubblici rischiano di trovarsi senza risorse. Interverremo con decisioni contro il caro bollette, con un tetto al prezzo dell’energia. Investiremo nella transizione ecologica come motore di un nuovo modello di sviluppo e di una nuova politica industriale. Diremo stop al lavoro sottopagato e precario, grazie al taglio del cuneo fiscale, l’introduzione del salario minimo e all’abolizione di stage gratuiti e finti tirocini. La nostra sarà una nuova agenda di sviluppo, capace di coniugare sostenibilità ambientale, giustizia sociale e diritti civili. Perché senza sviluppo duraturo, si nega alle persone la possibilità di costruirsi un futuro diverso da quello, spesso, che sembra già tracciato per loro. Ed è questo oggi il dramma dell’Italia: la mancanza di prospettive.

In una situazione internazionale non stabile, colma di incertezze quale ruolo e atteggiamento dovrebbe avere il nostro Paese verso l’Europa?

L’Europa è la nostra casa comune, la nostra protezione. Negli ultimi anni lo abbiamo visto con una chiarezza che non lascia più spazio a dubbi e ambiguità. Lo abbiamo visto con la pandemia: Next Generation EU ha segnato il definitivo passaggio dall’Europa dell’austerità all’Europa della solidarietà. E ha confermato l’ambizione europea di essere leader mondiale nella transizione ambientale e nella costruzione di un modello di sviluppo sostenibile. Non è un caso se le destre hanno sempre mal sopportato questo storico programma di investimenti, che invece noi rivendiamo come frutto del nostro impegno, della nostra visione e della nostra presenza ai tavoli europei. E lo abbiamo visto con la guerra in Ucraina, dove si scontrano due modelli alternativi e inconciliabili: la forza del diritto contro il diritto della forza. L’Europa nasce con l’ambizione di essere una “potenza di valori”, capace di proiettare la propria influenza attraverso la scrittura di regole condivise e non, invece, attraverso la violenza. Proprio per questo non possiamo lasciare sola l’Ucraina e chi guarda al modello europeo con speranza, perché significherebbe tradire noi stessi, i nostri valori e i nostri interessi strategici.

I lettori del Giornale delle Partite Iva che superano il mezzo milione, sono lavoratori autonomi e Piccole Medie Imprese. Quali programmi e soluzioni propone in merito alla crisi energetica, alla pace fiscale, che la destra, vorrebbe attuare e alla tassazione che incombe sempre più sulle partite iva rispetto ai lavoratori dipendenti?

Il caro energia è la prima emergenza che dovrà affrontare il prossimo Governo. Noi siamo pronti, abbiamo presentato da settimane una serie di proposte serie, realizzabili e puntuali. Bloccheremo il prezzo delle bollette per un anno e permetteremo di rateizzare i pagamenti. Introdurremo un tetto al prezzo del gas, se possibile a livello europeo, altrimenti a livello nazionale. Disaccoppieremo il prezzo del gas e quello dell’elettricità, per evitare che gli aumento del primo si trasferiscano sulla seconda. Raddoppieremo il credito d’imposta per le imprese, per compensare gli extra-costi energetici. Introdurremo un nuovo contratto “bolletta luce sociale”, totalmente da fonti rinnovabili, che fornisca metà della fornitura a costo zero alle famiglie a reddito medio e basso e alle microimprese. E lanceremo un grande piano per le rinnovabili e il risparmio energetico, per coniugare interesse ambientale e interesse economico, riducendo le emissioni di CO2, abbattendo in maniera strutturale il costo dell’energia e diminuendo la nostra dipendenza dalle importazioni di gas estero.
Per quanto riguarda il fisco, le nostre proposte principali sono due. Da un lato ridurre il cuneo fiscale, tagliando i contributi previdenziali a carico dei lavoratori, per alzare direttamente il netto percepito. Dall’altro semplificare, perché oggi la tecnologia permette di superare alcuni meccanismi anacronistici: penso ad esempio al sistema saldo-acconto per partite IVA, autonomi e liberi professionisti, in alternativa al quale noi proponiamo di introdurre un’opzione di autoliquidazione mensile delle imposte. O penso al sistema delle detrazioni fiscali, che vogliamo trasformare in trasferimenti diretti sui conti correnti dei contribuenti. Non c’è nessuna volontà di fare la lotta ai contribuenti: anzi, proprio grazie alle nuove tecnologie vogliamo rendere più semplice l’interlocuzione tra i cittadini e il fisco, premiando la fedeltà fiscale. Ma “pace fiscale” è l’espressione che Salvini usa per proporre condoni. Su questo non sarò mai d’accordo. Un conto è venire incontro a chi non riesce a rispettare gli adempimenti fiscali. Diverso è strizzare l’occhio a chi evade.

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