mercoledì 22 Marzo 2023
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Lavoro: discrepanza tra domanda e offerta

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La discrepanza tra domanda e offerta di lavoro

Una recente ricerca condotta da Randstad ha evidenziato il “disallineamento” fra l’attuale domanda e l’offerta di lavoro nel nostro Paese.

Lavoro: discrepanza tra domanda e offerta. E’ innegabile che la crisi occupazionale, resa ancora più seria dell’emergenza economico-sanitaria, avrà bisogno di molto tempo per essere almeno contenuta: stanno cambiando i profili lavorativi più ricercati e anche per questo è utile avere una fotografia della situazione del mercato del lavoro attuale per comprenderne orientamenti e necessità.

Il nuovo rapporto curato da Randstad Research e presentato martedì 16 febbraio evidenzia, nei quindici anni che vanno dal 2004 al 2019, “la mancata corrispondenza tra i requisiti richiesti dalle aziende e le competenze/qualifiche offerte dai lavoratori”.

Nel periodo considerato dallo studio il tasso di disoccupazione è aumentato dal 6 al 10% mentre è diventato sempre più difficile reperire alcune figure professionali. E mentre diminuiscono a decine di migliaia contabili, magazzinieri e muratori, crescono – ma in modo sensibilmente più lieve – analisti software, marketer e medici.

Una delle cause che potrebbero ostacolare l’assunzione di figure professionali specifiche è la mancanza di una preparazione di base adeguata, così come una prepazione specialistica e tecnica per alcune figure. L’indagine Ranstad ha dimostrato che, a fine 2019, la “Curva di Beveridge” (che indica il rapporto tra posizioni vacanti e disoccupazione) “ha mostrato il punto minimo dell’efficienza del mercato del lavoro italiano.

Per Daniele Fano, coordinatore del Comitato Scientidico del Tandstad Research “il matching non è un fatto negativo o positivo in sé; può essere negativo quando la situazione si incaglia, quando un’economia è innovativa e cambia, i problemi di matching indicano una forza di cambiamento. E noi italiani stiamo in mezzo. Non ci sono situazione facili,ma dobbiamo affrontare queste situazioni con coraggio ed empatia. Dobbiamo imparare dai Paesi che hanno fatto meglio di noi a uscire dalla morsa di bassa crescita, bassa produttività, bassa occupazione che ha attanagliato l’Italia negli ultimi decenni. In questo senso, i piani di rilancio europei 2021-27, possono rappresentare un “Piano Marshall” per il lavoro: la sfida italiana per il matching tra domanda e offerta si vince con un radicale miglioramento dell’istruzione e della formazione, con l’aumento del tasso di partecipazione al lavoro delle donne, dei giovani e di tutti i cittadini in età adulta”.

Una indagine dell’autunno 2020 su un campione di circa 1000 aziende italiane ha evidenziato che il fattore principale del mismatch di competenze con i propri adetti è la “sotto qualificazione tecnico-scientifica” e che è difficile reperire risorse qualificate negli ambiti ICT, trasporti e logistica, servizi alle imprese, multiutility, costruzione e industria.

Evidentemente anche l’emergenza da Covid-19 fa sentire i propri effetti e si ipotizza la nascita di una “nuova generazione di Neet, in un contesto demografico di progressivo invecchiamento della popolazione. Solo aumentando il tasso di attività di giovani (e donne) potremo avere una “Curva di Beveridge” più efficiente. Infatti, il prolungamento della vita lavorativa è in atto, mentre proseguono il calo della natalità e la diminuzione della popolazione“.

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