venerdì 27 Maggio 2022

l lavoratori a partita IVA. Il Lavoro come Valore 

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Biagio Maimone
Biagio Maimone
Giornalista e comunicatore, si occupa di comunicazione sociale, politica ed economica e collabora, in qualità di opinionista, con diversi quotidiani. Svolge attività di Ufficio Stampa per Enti, per esponenti del mondo politico e per eventi e manifestazioni. Corrispondente dall'Italia per il quotidiano America Oggi. Condirettore del quotidiano online Marketing Journal, nonché Segretario generale dell'Associazione Marketing e Comunicazione. Membro del Comitato delle Relazioni Pubbliche e Fundraising dell'Associazione Bambino Gesù del Cairo. È capo Ufficio Stampa del Festival della Canzone Cristiana.

I lavoratori a partita IVA, in Italia, sono più di 8 milioni.

Essi costituiscono il cuore pulsante dell’economia italiana, sebbene non siano tenuti in debita considerazione per quanto attiene il loro indiscutibile valore economico. 

UNA NUOVA SERIE DI ARTICOLI

In questa serie di articoli parlerò di essi, ponendo in luce l’aspetto sociale inerente la dimensione lavorativa di questa categoria, molto poco protetta dalle leggi che ne disciplinano l’attività. È vero, certamente, che la nascita di tale tipologia di lavoratori sia molto recente e che, per tale motivo, non si sia ancora riusciti ad annoverarli tra coloro che svolgono quelle attività lavorative di cui il mondo sindacale si prende maggior cura, riferendosi alle leggi del diritto del lavoro, che le rendono molto protette. È certo, tuttavia, che il diritto del lavoro debba essere aggiornato seguendo l’evoluzione storica del mondo lavorativo, che ha visto e vedrà, nel suo percorso, la nascita di sempre nuove, ed anche innovative, attività lavorative, anch’esse bisognose di tutela sindacale.

Non si può negare che i lavoratori a partita IVA, con coraggio ed impegno davvero encomiabili, alimentano, in modo molto redditizio, il mondo del lavoro, quasi a bassa voce, consapevoli del fatto che il loro peso sindacale è davvero irrilevante 

Sono ben noti a tutti quali siano le gravose difficoltà a cui deve far fronte il lavoratore autonomo per procacciarsi il lavoro da solo, facendo appello unicamente alle proprie forze.

COSA RACCONTERÒ

Racconterò le difficoltà economiche del presente periodo storico, che ha segnato una svolta nella società attuale, separando con una linea di demarcazione netta la realtà  “prima del Covid” e quella del “dopo il  Covid”.

Il mondo, in seguito alla tragica pandemia, ancora in essere, è cambiato in modo davvero impressionante e si è acuito il divario sociale già esistente, in quanto essa ha compromesso la vita lavorativa, generando nuove fasce di povertà, nate da un tessuto lavorativo frammentato dalle chiusura di numerose attività. 

È mio intento, attraverso l’esperienza dei lavoratori autonomi, ed in modo precipuo, di chi gestisce piccole attività, far conoscere le criticità della realtà economica del nostro Paese. 

Non affronterò, in modo tecnico, ossia da economista, i temi di cui tratterò in questa serie di articoli, ma ponendo in luce l’aspetto umano e sociale insito nelle problematiche che le attività lavorative, svolte mediante partita IVA, per la loro particolare connotazione giuridica, creano a coloro che le svolgono.

Ritengo che la classe politica, che volesse porre in essere un approccio umano e sociale alla vita lavorativa, se lo facesse sicuramente creerebbe il presupposto necessario per affrontare adeguatamente le problematiche dei lavoratori a partita IVA.

Mi preme evidenziare la dignità umana e sociale di questi lavoratori, in quanto essi, per non rimanere improduttivi e vivere nella miseria, fanno appello alla loro creatività e danno avvio ad una propria attività, che sicuramente alimenta ed irrobustisce anche le casse dello Stato.

Essi sono pragmatici e non indolenti. Ad essi deve essere rivolto, sicuramente, un tributo di riconoscenza in quanto evitano il degrado che nasce dalla disoccupazione.

Mettono a frutto la propria energia e il loro denaro, poco o tanto, per aprire un’attività. Spiace osservare che, rispetto a coloro che lavorano nella pubblica amministrazione, non hanno le medesime garanzie. Infatti, i lavoratori della pubblica amministrazione, pur in presenza di crisi economiche e sociali, conservano il loro posto di lavoro e  continuano ad essere retribuiti.

Non è così per i lavoratori a partita IVA, i quali pagano il prezzo di inattività anche forzata, a causa di eventi di cui essi non sono responsabili, come lo è la pandemia.

Lo Stato italiano dovrebbe, per rendere paritario il diritto al lavoro, costituire per  i lavoratori a partita ivaa un “Fondo speciale”, a cui essi possano attingere quando si ingenera una crisi socio-economica, come quella attuale.

Non si può derogare, da parte dello Stato italiano, dal dovere di istituire la parità tra i lavoratori. Allo stato attuale, come abbiamo avuto modo di verificare, tale parità non esiste.

Nuove leggi per tutelare il lavoro di tutti devono essere, pertanto, emanate dallo Stato italiano, se è vero che l’Italia è uno Stato fondato sul lavoro.

Il lavoro non è un lusso. Non lo è, e non potrà mai esserlo! 

Per tale ragione, ritengo che una questione morale irrisolta e di profondo rilievo, per la sua enorme gravità, sia connessa al tema del lavoro.  

L’aumento dei lavoratori a partita IVA, a mio avviso, segna anche il fallimento dello Stato italiano e delle sue certezze. Difatti, chi apre la partita IVA, molto spesso, è costretto a farlo perché i datori di lavoro non vogliono accollarsi i costi inerenti all’assunzione a tempo indeterminato. 

INTERVISTE AL MONDO POLITICO

Il Governo italiano di fronte alla crescita, sempre più in progressione, di questa catergoria di lavoratori, ha il dovere istituzionale di ratificare leggi mirate, che tutelino, al pari di altri lavori, il lavoro effettuato dai lavoratori autonomi. 

Chiamerò in causa la politica ed i politici per chiedere loro informazioni in merito al loro impegno su tale versante. 

Il PNRR, il Recovery Fund e così via, a cosa sono tesi, chi potrà beneficiarne? 

Vi è spazio, tra le finalità afferenti ai fondi europei, per quella finalità tesa a rendere il lavoro,  finalmente, un valore, un bene universale?

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