giovedì 29 Settembre 2022

Intervista esclusiva a Matteo Renzi

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Marco Sutter
Marco Sutterhttps://giornalepartiteiva.it
Direttore Responsabile, Giornale Partite Iva. Podcast delle Partite Iva. Direttore e founder di Golf and Travel, Food and Travel Italia, Wine and Travel. Direttore di Fashion Life Magazine (partner di FashionTv). Ideatore e conduttore di: il Podcast delle Eccellenze, Podcast Golf and Travel, TeleGolf sulla piattaforma Canale Europa.

Le affermazioni di Matteo Renzi al Giornale delle Partite Iva

“Il reddito di cittadinanza è una misura sbagliata”
“La cultura produce PIL”
“Mario Draghi ha portato l’ Italia a risultati eccellenti”
“L’ Europa è la nostra casa”

In questo storico momento così complesso e delicato, sia a livello internazionale, sia a livello nazionale, i partiti politici avrebbero potuto evitare una crisi governativa che determinasse le elezioni anticipate. Sorge il dubbio che tale crisi sia stata una strategia studiata a tavolino, con un fine ben preciso.

Le responsabilità della crisi che ha portato alle dimissioni di Mario Draghi sono chiare: Giuseppe Conte, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini hanno privato il Paese di una guida sicura per calcoli personali. Oggi a pagarne le conseguenze sono famiglie, imprese, professionisti e lavoratori in prima persona. Penso per esempio alla crisi energetica, che non può essere gestita con la stessa forza da un premier dimissionario. Le trattative in Europa per imporre un tetto al prezzo del gas sarebbero state più efficaci e veloci se a condurle fosse stato un Premier in carica con l’autorevolezza di Mario Draghi. Prima lo buttano giù e poi pretendono interventi che da dimissionario non può fare? Il populismo di Giuseppe Conte, la competizione fra Salvini e Meloni e la subalternità ai sovranisti di Silvio Berlusconi hanno messo in pericolo i conti pubblici e il tessuto produttivo del Paese.

Qual è il Suo pensiero in merito alla delicata situazione Russa? E quali sono, secondo Lei, le soluzioni necessarie per uscire dalla crisi energetica nel breve e nel lungo periodo?

L’invasione dell’ Ucraina da parte di Vladimir Putin segna un punto di non ritorno: è un atto criminale, la risposta dell’Occidente non poteva che essere dura e netta.
Sul fronte della politica estera non possiamo permetterci ambiguità: il posizionamento dell’Italia deve essere saldamente atlantista ed europeista. Sacrosanto quindi il sostegno all’Ucraina, anche attraverso l’invio di armi.
Per quanto riguarda la crisi energetica, il programma del Terzo Polo è molto chiaro: bisogna arrivare all’indipendenza dal gas russo. Per farlo, servono azioni coordinate, strategie a breve, medio e lungo termine. Dalla ricerca fatta da Draghi di altri fornitori di gas, come l’Algeria, al rigassificatore di Piombino, all’estrazione del gas italiano, all’utilizzo delle rinnovabili, al nucleare di nuova generazione.

Uno dei suoi cavalli di battaglia è un Governo guidato da Mario Draghi visto l’autorevolezza internazionale. Nel panorama politico italiano esiste, secondo Lei, una figura che possa rappresentare il nostro paese con simili competenze?

La guida di Mario Draghi ha portato l’Italia a risultati eccellenti dal punto di vista della crescita ma anche del ruolo in Europa. Sono orgoglioso di aver mandato a casa Conte per portare Mario Draghi e se con Azione e Italia Viva andremo bene alle elezioni, proveremo a riportarlo alla guida del Paese. Quel che conta però è prima di tutto il metodo Draghi: fatto di serietà, competenza, sí alla crescita e allo sviluppo.

Uno tra i principali problemi irrisolti per il popolo italiano riguarda il mondo del lavoro e, più in particolare, i dipendenti a cui non è garantita un’equa retribuzione e la sicurezza sul lavoro, le piccole e medie imprese, le quali soffrono per l’immane peso delle tassazioni sempre più elevate ed, infine, lo sconfinato “popolo” delle Partite Iva, mal rappresentato dalle organizzazioni tradizionali, che lotta quotidianamente per avere un equo compenso e una certezza previdenziale a fine carriera. Quali sono le Sue proposte in merito?

Per noi, la priorità è una crescita economica robusta e duratura, presupposti necessari per creare benessere diffuso, promuovere sviluppo e progresso e avere le risorse necessarie per proteggere le persone più in difficoltà. Occorre quindi consentire a tutti di liberare le proprie energie: chi apre uno studio professionale, avvia una piccola azienda, si mette in gioco per creare ricchezza deve trovare accanto a sé istituzioni che lo accompagnino e lo sostengono, non che frappongano costanti ostacoli burocratici e fiscali. Le nostre proposte su questo sono molto concrete: posticipo e rateizzazione di tutti gli adempimenti per aprire una nuova attività di impresa, riforma dell’attuale sistema di saldo e acconto dei versamenti fiscali, prevedendo la possibilità di versamenti mensili delle imposte dirette, detassazione
completa per gli utili trattenuti in azienda o destinati a schemi di partecipazione da parte dei lavoratori, riforma del sistema forfettario sostituendo l’attuale scalone reddituale che scoraggia la crescita con un sistema di scivolo biennale di tassazione agevolata che accompagni gradualmente l’ingresso nel regime ordinario, abolizione dell’IRAP, eliminazione di quei requisiti di accesso che di fatto impediscono la partecipazione a molti bandi nazionali regionali anche da parte di professionisti e lavoratori autonomi, superamento di tutte quelle complessità di carattere normativo, contributivo e disciplinare che oggi rendono così difficile la crescita dimensionale degli studi professionali, completamento della riforma sull’equo compenso, miglioramento e rafforzamento degli strumenti volti a sostenere la continuità reddituale dei professionisti e dei lavoratori autonomi e la loro necessità di costante aggiornamento e formazione continua. Nessuna promessa roboante, ma misure fattibili e serie per semplificare la vita di chi ogni giorno si dà da fare per aiutare il nostro Paese a correre.

I problemi che un cittadino italiano deve affrontare sono molteplici: impoverimento culturale, disuguaglianze, incertezza giovanile, precarietà del lavoro, disaffezione alla politica, sicurezza, solo per citarne alcuni. Potrebbe, sinteticamente, illustrare ai lettori del Giornale delle Partite Iva il programma, le strategie e le soluzioni del Suo schieramento politico?

Non è vero che con la cultura non si mangia, come disse Giulio Tremonti. Per questo nel nostro programma proponiamo di investire nella cultura come elemento fondamentale della nostra identità. La cultura produce Pil, siamo il Paese della cultura. Così come affrontiamo il tema della scuola, centrale per la nostra società: innalzamento dell’obbligo scolastico fino a 18 anni, rilancio del sistema di valutazione dei docenti di cui va premiato il merito, riqualificazione degli edifici scolastici.
I giovani poi hanno diritto all’indipendenza e alla costruzione di un futuro. Noi proviamo a dare loro una mano proponendo di azzerare le tasse per i ragazzi fino a 25 anni e tagliandole del 50% fino a 29 anni. Così da spingere le aziende ad assumere giovani. Per lo stesso motivo proponiamo di rendere più agile e semplice garanzia giovani.

Lei ha più volte dichiarato che il reddito di cittadinanza è una misura che non funziona e moralmente inaccettabile per quei cittadini che si trovano in reale difficoltà. Qual è la Sua visione in merito e come modificherebbe l’attuale situazione?

Non ho timore a dirlo: il reddito di cittadinanza è una misura sbagliata. Non solo perché trovo inaccettabile che il denaro delle tasse che i cittadini pagano facendo sacrifici finisca spesso nelle tasche di furbetti, camorristi e criminali ma anche perché lo reputo culturalmente diseducativo. Poi, giusto aiutare chi non ce la fa, chi non può lavorare, nessuno è contro una misura di contrasto alla povertà- tanto è vero che nella scorsa legislatura avevamo adottato il reddito di inclusione- ciò che occorre fare davvero peró è uscire dalla cultura del sussidio e investire nel lavoro e nel potenziale delle persone: attraverso la decontribuzione, le grandi opere che creano occupazione, politiche attive per il lavoro efficaci e serie, non certo i Navigator. Con il Jobs Act creammo oltre 1 milione di posti di lavoro, di cui la metà a tempo indeterminato. Oggi il Pd si schiaccia sulle posizioni del M5S e rinnega quella stagione di riforme. Salvini parla del reddito di cittadinanza ma fu lui, insieme a Di Maio, a votarlo. Noi invece restiamo sempre qui, dalla parte di chi lavora, mandando avanti questo Paese. Il boom economico del dopoguerra non si ebbe grazie ai sussidi, ma grazie a milioni di italiani che si rimboccarono le maniche.

Pochi giorni fa il Presidente Silvio Berlusconi in una intervista rilasciata al Giornale delle Partite Iva ha dichiarato (cito testualmente): “L’unico centro possibile è quello che rappresentiamo noi, il centro liberale, cristiano, garantista, europeista, atlantista, il centro che in tutt’Europa si identifica nel Partito Popolare Europeo, che noi orgogliosamente rappresentiamo in Italia. Il leader del PPE, Manfred Weber, nei giorni scorsi è venuto in Italia apposta per dire che l’Europa guarda, con fiducia e speranza, al ruolo di Forza Italia come componente centrista della nuova maggioranza di governo”. Cosa ne pensa?

Rispetto Silvio Berlusconi ma la vocazione moderata, europeista e centrista di Forza Italia non esiste più dal giorno in cui Berlusconi ha scelto di staccare la spina a Mario Draghi e ha consegnato il partito alla destra di Giorgia Meloni e Matteo Salvini.
L’unica scelta possibile per chi crede oggi in quei valori liberali, europeisti, riformisti e moderati è il Terzo Polo.

Lei ha sempre creduto nell’Europa ma ha criticato di sovente l’immobilismo e alcune strategie secondo Lei sbagliate. Qual è la Sua “ricetta perfetta” per un’Europa competitiva e utile al nostro Paese?

L’Europa è la nostra casa. In un mondo globalizzato, dove le grandi potenze si contendono spazi di influenza, non è più possibile parlare con la sola voce degli Stati nazionali. Dopo il Covid e la guerra anche l’Europa è cambiata profondamente. Da Premier ho dovuto combattere duramente per qualche margine di spesa in più. Oggi abbiamo il Pnrr. Il punto di arrivo deve essere quello del federalismo europeo. L’Europa deve superare il meccanismo del potere di veto. Il sovranismo fa male all’Italia: fa il gioco di chi vuole solo il rigore dei conti pubblici senza alcuna forma di solidarietà, di chi rifiuta di rivedere il trattato di Dublino sui migranti o si oppone al tetto al prezzo del gas. Tifare contro l’integrazione europea significa tifare contro l’Italia.

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