lunedì 26 Settembre 2022

Intervista al candidato di Forza Italia Giorgio Mulè

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Marco Sutter
Marco Sutterhttps://giornalepartiteiva.it
Direttore Responsabile, Giornale Partite Iva. Podcast delle Partite Iva. Direttore e founder di Golf and Travel, Food and Travel Italia, Wine and Travel. Direttore di Fashion Life Magazine (partner di FashionTv). Ideatore e conduttore di: il Podcast delle Eccellenze, Podcast Golf and Travel, TeleGolf sulla piattaforma Canale Europa.

Appare evidente la maggior compattezza della coalizione di Centrodestra rispetto a quella di Centrosinistra, seppur alcune problematiche relative alla leadership, nel caso in cui essa vinca le elezioni, si sono chiaramente evidenziate. Le chiedo se non possa essere considerata una testimonianza della realizzazione della parità di genere vedere una donna, per la prima volta nel corso della storia repubblicana, a capo del governo italiano. Qual è la Sua posizione in merito?

Non per rivendicare meriti, ma per amore di verità: Forza Italia ha sempre creduto nel valore delle donne e lo ha sempre, costantemente, dimostrato con i fatti. Il primo Presidente del Senato donna è stata Maria Elisabetta Alberti Casellati mentre le due capigruppo al Senato e alla Camera erano due parlamentari donna. Per questo è naturale e non dovrebbe appartenere allo sterile dibattito della parità di genere che una donna approdi alla carica di Presidente del Consiglio. A giudicarla sarà la cronaca del suo governo e la capacità di essere leader in un esecutivo di centrodestra.

Secondo Lei il reddito di cittadinanza varato dal Governo Conte è una misura che andrebbe rivista se non abolita?

È una misura che va rivista in profondita’, dall’attuale forma di assistenzialismo orizzontale, indirizzata sia a chi è in grado di lavorare che a chi deve fronteggiare situazioni di reale bisogno economico. Le politiche attive del lavoro, i dati statistici, l’esperienza hanno ormai evidenziato anche una diffusa deviazione criminale nell’uso del reddito di cittadinanza, dati che convergono nella direzione di dover intervenire e presto su questa misura. Ove non fosse sufficiente cito solo il dato dei ‘posti vacanti’, cioè di quelle figure lavorative che gli imprenditori cercano autonomamente – indipendentemente dagli uffici del lavoro – essendo disposti a versare retribuzioni anche superiori a quelle previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Ebbene, nel 2019 i ‘posti vacanti’ erano 115.000 mentre, a due anni di distanza dall’introduzione del reddito di cittadinanza sono lievitati a oltre 350.000. E questo a fronte di una disoccupazione superiore all’8% con punte del 60% al sud per quanto riguarda la disoccupazione giovanile.

Il lavoro è il problema fondamentale della nazione italiana, dal quale deriva la necessità di una sua nuova regolamentazione, che tenga conto dell’evoluzione del mercato del lavoro, nonché la necessità della sua equa retribuzione, la soluzione delle ataviche problematiche delle Partite IVA ed anche le pensioni, da rivisitare. Quali sono le sue proposte?

Si tratta di intervenire con coraggio su una materia che già fu al centro dell’attività dell’ultimo governo Berlusconi con la legge Biagi. In particolare, per quanto riguarda le partite Iva, è improcrastinabile rivedere le modalità di pagamento che riguardano gli adempimenti Irpef e Iva nei confronti di circa 4 milioni di partite Iva, lavoratori autonomi e professionisti. Bisogna, innanzitutto, passare dal prelievo sugli incassi presunti a uno sugli incassi effettivi, in pratica dal fisco per competenza a quello per cassa evitando così lo stress – direi anzi l’ingiustizia – di chi vive l’ansia di dover far fronte a pagamenti su ciò che presuntivamente guadagnerà e ancora non hai incassato. A questa misura va accompagnata quella di un incentivo nei confronti delle imprese che assumono personale fino a quarant’anni: l’azzeramento, cioè, dei contributi per almeno due anni accompagnando la misura con uno stipendio nel minimo di 1000 € nei confronti di chi fa apprendistato, praticantato o lavori a tempo determinato. C’è poi la reintroduzione dei voucher, che sostengono soprattutto il lavoro stagionale non andando contro i diritti dei lavoratori ma evitando invece la piaga del lavoro nero. Sull’equo compenso, Forza Italia ha lavorato con impegno e determinazione durante tutta la legislatura con un intervento che riguarda tutti i professionisti indistintamente e che finalmente pone fine a un regime inattuale. Infine, è previsto un incremento delle pensioni minime a 1.000 € netti al mese, sostanzialmente la soglia necessaria per poter sfuggire alla piaga della povertà.

L’instabilità della situazione internazionale è evidente e colma di incertezze. Quale ruolo e atteggiamento dovrebbe avere il nostro Paese verso l’Europa?

È un ruolo storico che l’Italia, da Paese fondatore dell’Unione Europea, deve mantenere. In questo senso, Forza Italia è garanzia per il Governo che verrà di centrodestra di essere baricentro della collocazione autenticamente europeista, atlantista, liberale e moderata all’interno dell’esecutivo. Questo è dimostrato dalla nostra storia, dal nostro presente e da ciò che ancora oggi sottolinea il più alto rappresentante del partito popolare europeo, Manfred Weber, il quale ha consegnato proprio a Forza Italia la responsabilità di essere garante della famiglia dei popolari europei all’interno il governo italiano. L’atteggiamento verso l’Europa non sarà dunque di contrapposizione ma di contrattazione rispetto a ciò che è la salvaguardia degli interessi nazionali: è un concetto che nulla ha a che fare con il nazionalismo, essendo invece la difesa di ciò che sta più a cuore al nostro Paese e non può essere alienato. Insieme a questo, una radicale riforma dei regolamenti europei che non dovranno più essere assoggettati alla regola dell’unanimità nel prendere decisioni ma alla regola della maggioranza assoluta dei componenti per evitare la paralisi.

Lo scenario economico attuale è uno scenario bellico o post-bellico. La crisi sanitaria, la crisi energetica, il problema dell’approvvigionamento del gas, l’aumento del prezzo dei beni di prima necessità, la sicurezza, si stagliano in tutta la loro crudezza non solo davanti agli occhi del popolo italiano, ma anche, ed in misura maggiore, davanti agli occhi delle piccole, medie e grandi aziende italiane. Quali sono le Sue proposte a tale dramma economico?

Devono essere risposte immediate e concrete. Fin da prima che scoppiasse la guerra in Ucraina ci eravamo resi conto, dopo la pandemia, di quanto le materie prime e l’energia fosse soggetta a rincari molto importanti e per questo, nell’autunno del 2021, suggerimmo l’istituzione di un recovery dedicato a questi imprevisti. La guerra ha fatto il resto determinando e accelerando la situazione catastrofica e drammatica, a cominciare dal caro bollette. Non bastano le misure finora prese dal governo, bisogna avere ancora più coraggio per evitare la desertificazione delle imprese e una tragedia sociale per le famiglie. Significa, in pratica, l’istituzione di un fondo nazionale nel quale lo Stato si fa garante per le imprese del pagamento delle bollette attraverso l’anticipo delle somme con un prestito a tasso zero che preveda la restituzione in diverse annualità e il versamento della prima rata nel 2023. Per le famiglie dovranno essere previste ulteriori misure di sostegno/ certamente per i redditi fino a 30.000 € non sulla base di una tantum ma di un contributo mensile che copra almeno tutta la stagione invernale -da ottobre a marzo – e garantisca a questi nuclei familiari almeno 100 € al mese per il pagamento delle bollette. E poi la creazione di un fondo europeo, come quello messo in piedi per la pandemia, che deve dare certezza a tutti per superare la crisi: un ombrello e uno scudo finanziario immediato che garantisca alle imprese di poter andare avanti senza dover licenziare o mandare in cassa integrazione lavoratori.

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