giovedì 29 Settembre 2022

Intervista esclusiva a Gianluigi Paragone per il Giornale delle Partite Iva

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Le affermazioni di Gianluigi Paragone al Giornale delle Partite Iva

“Il lavoratore a partita Iva oggi invece è l’ultima ruota del carro, non ha diritti ma solo doveri, è tartassato in ogni modo”.

“L’uomo al centro di tutto”…”Mettere l’uomo al centro significa arginare lo strapotere delle multinazionali, redistribuire ricchezza, offrire nuove opportunità di lavoro, frenare il ricorso ai contratti a tempo determinato perché la precarietà, che negli anni 90 ci propinavano come un “inevitabile futuro”, in realtà ha portato solo distruzione sociale, povertà, disequilibrio”.

“In questi ultimi vent’anni l’economia italiana ha subito gravissimi danni a causa della struttura monetaria e dei trattati europei”.

In questi giorni Lei ha dichiarato che “Per Italexit per L’Italia è molto più importante governare per l’economia reale, per le imprese, per le piccole imprese, sono loro che creano lavoro”. E ancora, “Noi dobbiamo cambiare il paradigma del governo, tornare a investire sull’impresa e sulle banche che hanno ancora voglia di accompagnare i distretti industriali”. Potrebbe approfondire quanto dichiarato, all’attenzione del mondo delle Partite Iva?

Il mondo ormai si divide in due fronti che in pochi hanno individuato e compreso, ma che stanno sostituendo i vecchi concetti politici e sociali di destra e di sinistra. Il paradigma è cambiato, oggi la grande differenza è fra chi persegue una società ipertecnologica, ipercontrollata e dominata dai grandi gruppi e chi vuole una società più umana, in cui l’uomo sia messo di nuovo al centro. Su questa china, invece, stiamo scivolando verso un nuovo feudalesimo tecnologico che è già in atto. Le partite Iva rientrano in questo discorso generale. La grande finanza monopolista vive di speculazioni, ha inglobato la politica e il mondo bancario. Basta vedere cos’è successo con il QE di Draghi: una montagna di soldi che non hanno raggiunto l’economia reale, ma sono serviti solo a perpetuare un sistema che schiaccia l’individuo e le sue possibilità. Oggi chi apre una partita Iva deve avere un coraggio da leone. Il problema è che in molti sono costretti a farlo, perché è l’unico modo di trovare uno straccio di lavoro. Pensiamo allo scandalo di partite Iva che di fatto sostituiscono surretiziamente un contratto di lavoro, per esempio. Siamo tutti sotto perenne ricatto, perché l”economia frana, il lavoro scarseggia, gli stipendi sono sempre più inadeguati. Qui scatta a trappola. La soluzione è di cambiare tutto il paradigma e includere i possessori di partite Iva fra coloro che godono di determinati diritti. Parliamo di tassazione, che va abbassata e riequilibrata cominciando con il far pagare le tasse sul territorio alle multinazionali. Parliamo di ferie, di orari, di tutele sociali, di contributi pensionistici, di tutto quello che dovrebbe garantire a un lavoratore una vita normale e serena. La Partita Iva in sé può essere anche uno strumento valido, ma solo se inserito in una società che premia chi lavora e non chi specula. Il lavoratore a partita Iva oggi invece è l’ultima ruota del carro, non ha diritti ma solo doveri, è tartassato in ogni modo. Noi vogliamo che vengano premiati il coraggio e l’imprenditorialità. E che nessuno sia costretto a sentirsi un lavoratore di serie B di fronte allo Stato.

Qual è il Suo pensiero in merito alla tragica situazione della guerra in Ucraina? Del futuro della Russia, del nuovo riassetto geopolitico che si configura. E quali sono, secondo Lei, le soluzioni necessarie per uscire dalle gravi conseguenze di questa delicata situazione, in primis crisi energetica, inflazione, nel breve e nel lungo periodo?

Noi siamo sin dall’inizio a favore di una vera soluzione diplomatica per il conflitto ucraino. Non è una guerra che abbiamo voluto ma subito, l’invio di armi deciso dal governo Draghi in obbedienza ai desiderata americani oltre ad andare contro all’Art. 11 della Costituzione è una misura inutile e dannosa. Qualcuno dice che il popolo ucraino non può essere abbandonato, e ovviamente anche noi siamo sensibili al dramma dei civili innocenti. Ma prolungando il conflitto si farebbe forse il bene del popolo? Noi non lo crediamo. Ormai è chiaro che gli Usa non sono favorevoli a un vero tavolo di pace, ma stanno attuando una strategia pericolosissima che rischia di portare il mondo intero sull’orlo di un baratro. E’ chiaro che la globalizzazione forzata è finita e non fa più comodo a nessuno, e che su sta assistendo a un riassetto mondiale su tre direttrici principali con il mondo islamico a fare da quarto incomodo. E anche se nessuno ne parla, anche il Medio Oriente è una polveriera e un possibile terreno di conflitto. Di fronte a tutto questo servono realismo e diplomazia, gli slogan e il massimalismo fanno soltanto danni. Le dinamiche inflattive sull’energia hanno avuto origine ben prima dell’inizio della guerra, con la decisione di quotare i TTI del gas sul mercato di Amsterdam e di slegarne il prezzo dal dollaro. Come sempre succede, appena si prezza un bene indispensabile sui mercati, partono le speculazioni e a pagare sono i cittadini. La gierra ha peggiorato una situazione già in atto. L’inflazione attuale è in realtà una stagflazione, perché non nasce da un aumento della domanda ma da una dinamica monetaria e dall’aumento dei prezzi dell’energia. Nell’immediato, pensiamo che si debbano usare gran parte dei proventi ottenuti dall’Eni in questi ultimi mesi per aiutare i cittadini e le imprese. L’Eni è una partecipata statale ed è scandaloso che faccia utili per 7 miliardi in un semestre sulle sofferenze degli italiani. Poi serve uno scostamento di bilancio immediato, perché è folle non intervenire subito quando a rischio ci sono centinaia di migliaia di imprese e milioni di posti di lavoro. Se non si interviene subito, i costi in futuro saranno insostenibili. Ci sono poi due possibili soluzioni per l’energia: la prima, è quella di stipulare contratti slegati dalla speculazione con i Paesi produttori di gas, Russia compresa. La seconda, implementare le forme di energia alternativa. Per le case per esempio si può pensare a pannelli fotovoltaici ed energia eolica. Poi c’è l’energia geotermica, tema importantissimo che va affrontato subito perché ha potenzialità enormi, superiori al nucleare, anche se ovviamente bisogna studiare bene le condizioni del territorio.

Lei è un convinto sostenitore di una Italia fuori dall’Unione Europea e dall’Eurozona. Quali conseguenze reali porterebbe un’uscita del nostro Paese e quali ripercussioni sull’economia delle Piccole e Medie Imprese e sulla vita dei cittadini?

Innanzitutto va premessa una cosa: tutto quello che gli europeisti paventavano sarebbe successo se fossimo usciti dall’euro, sta succedendo stando dentro l’Euro. Con la differenza che in questa condizione non abbiamo la possibilità di difenderci ma sottostiamo al volere di altri. In questi ultimi vent’anni l’economia italiana ha subito gravissimi danni a causa della struttura monetaria e dei trattati europei. Basta guardare i grafici per renderci conto di come abbiamo subito peggioramenti in tutti i campi a favore soprattutto della Germania, che invece ha beneficiato di questa situazione. Ora anche i tedeschi cominciano a soffrire e allora mi chiedo: siamo qui a chiederci cosa succederebbe se uscissimo dall’Euro, ma nessuno si chiede cosa succederebbe se fossero altri a far saltare il banco. Non è un’ipotesi impossibile, e bisogna essere preparati. Questo vuol dire che bisogna preparare un piano strutturale che coinvolga ogni aspetto della nostra economia e della nostra società. Se uscissimo dall’Euro lo dovremmo fare seguendo ben precise direttive, con un’organizzazione prestabilita che deve prevedere la difesa della nostra impresa, del valore dei risparmi dei cittadini, del sistema bancario che andrebbe riorganizzato per essere di nuovo al servizio dell’economia e non della speculazione e tante altre voci che abbiamo studiato con il nostro team di economisti, giuristi ed esperti dei diversi settori. Sappiamo bene cosa fare. L’obiettivo è di rilanciare il Made in Italy, attuare politiche espansive per il rilancio dell’economia, di creare lavoro fino a giungere alla piena occupazione che dovrebbe essere l’obiettivo principale per qualsiasi forza politica e della quale, invece, non parla nessuno. Vogliamo un’Italia di nuovo centrale e autonoma nelle proprie decisioni, in un’Europa di nazioni indipendenti che collaborano attivamente senza che qualcuno cerchi di sovrastare gli altri come invece avviene oggi.

Tra le varie “battaglie” che il Suo movimento combatte, c’è il Green Pass e l’obbligo vaccinale. Secondo Lei cosa accadrà nei prossimi mesi a riguardo e quali soluzioni alternative propone per arginare la diffusione del Covid?

La pandemia da Covid, nella sua forma più aggressiva, per fortuna appartiene al passato. Infatti tutti i Paesi del mondo hanno allentato le misure e affrontano il tema in modo diverso. Oggi sappiamo che per arginarla sarebbe stato sufficiente un protocollo di cure adeguato, con l’uso di anti infiammatori sin dall’inizio della malattia. Noi lo dicevamo da anni e venivamo trattati come appestati, oggi invece tutti ammettono che una forte sanità di territorio e un approccio veramente scientifico e non dogmatico all’argomento avrebbe evitato lutti e anche molti danni economici. Invece Speranza con il suo protocollo “tachipirina e vigile attesa” ha creato danni immensi. Il Green Pass è una misura liberticida, incostituzionale, che non è servita a nulla dal punto di vista sanitario ma ha aperto la strada al piano Colao, che prevede l’identità digitale e l’esclusione del fattore umano dal mondo del lavoro. Per cui, per contenere il Covid occorrono protocolli seri, l’utilizzo di cure che esistono, un rafforzamento importante della sanità di territorio devastata da anni di tagli scriteriati.

I problemi che le Partite Iva devono affrontare sono molteplici: precarietà, tassazione elevata, previdenza, solo per citarne alcuni. Potrebbe, sinteticamente, illustrare ai lettori del Giornale delle Partite Iva, il programma, le strategie e le soluzioni del Suo schieramento politico a riguardo?

Vanno riconosciuti a chi lavora in Partita Iva gli stessi diritti e gli stessi meccanismi che valgono per tutti gli altri lavoratori. Questo può essere fatto solo grazie a una riforma globale della società e del mondo del lavoro. Se dobbiamo citare qualche intervento, sicuramente una minore pressione fiscale, l’accesso alla Naspi, un corretto ricalcolo dei contributi pensionistici. In un’economia funzionante, con politiche espansive da parte del governo, sono obiettivi raggiungibili.

Il movimento da lei fondato, punta, sono parole sue, “alla riconquista della sovranità, motore indispensabile per far ripartire il Paese e la nostra economia … un movimento che cresce grazie alla forza delle idee e propone agli elettori un cambio di passo nella gestione della nazione”. Ci spieghi in che modo.

Come ItalExit abbiamo un’idea di società diversa rispetto a quella imperante. Ci contrapponiamo alla visione neoliberista che di fatto ha portato a un’enorme concentrazione di ricchezze in pochissime mani. Mettere l’uomo al centro significa arginare lo strapotere delle multinazionali, redistribuire ricchezza, offrire nuove opportunità di lavoro, frenare il ricorso ai contratti a tempo determinato perché la precarietà, che negli anni 90 ci propinavano come un “inevitabile futuro”, in realtà ha portato solo distruzione sociale, povertà, disequilibrio. Oggi assistiamo al fenomeno della lotta intergenerazionale fra padri e figli per un posto di lavoro vero, a difficoltà sempre crescenti per le giovani generazioni e a un consequenziale calo della natalità. Noi uniamo una visione diversa della società alla consapevolezza che i cambiamenti a favore del popolo potranno essere attuati solo se si recupererà la sovranità monetaria e, con essa, anche quella politica.

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