martedì 21 Settembre 2021

Il vino italiano limita i danni provocati dalla pandemia

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Le cantine più strutture hanno introdotto una forte capacità di risposta

La pandemia certo non è stata una passeggiata ma le imprese del vino italiano, in particolar modo le cantine più strutturate, sono riuscite a mettere in campo una forte capacità di risposta che ha consentito loro di limitare i danni, in molti casi di mettere a segno spesso riposizionando il perimetro del proprio business e ora si possono presentare con tutte le carte in regola per cavalcare la ripresa dei mercati.

È quanto emerge dal rapporto su “Il Wine&Spirits italiano sfida con ottimismo i mercati internazionali e i nuovi stili di consumo post pandemia”, realizzato per la prima volta dall’Ufficio studi di Mediobanca in collaborazione con Sace e Ipsos e presentato l’8 luglio.


Il rapporto ha preso in esame 240 cantine italiane con fatturato superiore ai 20 milioni di euro e 68 imprese degli spirits con giro d’affari superiore ai 5 milioni.

E dai numeri e dai sondaggi emerge che i principali players del vino made in Italy si attendono una robusta ripresa dopo aver lasciato sul terreno nel 2020 una perdita di fatturato del 4,1% (determinata soprattutto dal -6,3% del mercato interno che dal -1,9% delle esportazioni).

Ma soprattutto, persino in un anno terribile come il 2020, non sono mancati i dati positivi. “L’Ebit margin – si legge nel rapporto di Mediobanca, Sace e Ipsos – è calato dal 6,2% del 2019 al 5,8% del 2020.

Mentre il rapporto del risultato netto sul fatturato è rimasto pressoché stabile passando dal 4,2% del 2019 al 4,1% del 2020”. 

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