mercoledì 22 Settembre 2021

Il prezzo dell’oro potrebbe crollare

Da non perdere

Flessione del 5% dai massimi di giugno.

L’oro, sotto pressione, quota oggi 1.796 dollari l’oncia, in flessione del 5,8% dai massimi di giugno.

A giocare un ruolo chiave sul prezzo dell’asset c’è la Fed, o meglio il braccio operativo della banca centrale USA, il Fomc, che lo scorso mese ha deciso di ricalendarizzare l’aumento dei tassi anticipandolo al 2023.

Quanto concordato dai vertici di Constitution Avenue, in una sorta di cambio di paradigma rispetto alla lunga stagione delle politiche accomodanti, affonda le radici nella crescita sostenuta dell’inflazione negli Stati Uniti, +5% a maggio e +5,4% a giugno.

Un modo per spengere la corsa dei prezzi alimentata dai maxi-stimoli dell’ultimo anno e mezzo, e che sta impattando soprattutto sulla quotazione dell’oro, il più classico dei safe haven.

La minore tolleranza della Fed sulla salita dei prezzi, primo segnale di un progressivo smarcamento da quell’assetto dovish assunto in piena pandemia, ha del resto già determinato una reazione a catena.

I rendimenti delle obbligazioni hanno ripreso logicamente a correre dopo oltre un anno e mezzo ai minimi, il dollaro si è rafforzato e ha portato il cross EUR/USD sotto quota 1,18, e, come sottolineato dal capo della strategia globale di Union Bancaire Privée Peter Kinsella in una intervista rilasciata a Milano Finanza, “circa il 35% delle posizioni in oro gestite dal Comex sono state chiuse nella settimana successiva alla riunione della Fed”.

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