giovedì 08 Dicembre 2022

Finanza alternativa: il Crowdfunding italiano è pronto per l’Europa

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Il 2022 vedrà ancora l’Italia guidare la classifica Ue della «finanza alternativa», con una raccolta stimata in 4,1 miliardi di euro, seguita da:

  • Francia (3,2 miliardi),
    • Germania (2,3 miliardi),
      • Spagna (1,2 miliardi)
        • Paesi Bassi (1 miliardo)

Sulla piattaforma Ener2Crowd.com la componente di investitori esteri rappresenta già ad oggi il 4,55% del totale dei volumi.

Basandosi sui dati di Statista sulle transazioni della «finanza alternativa», l’Italia con 1.858 milioni di dollari di raccolta annuale guida la classifica Ue (escludendo quindi il Regno Unito, che secondo Statista vale ben 12.643 milioni). Seguono poi Francia (1.660), Germania (1.482), Spagna (674) e Paesi Bassi (560).

LA PIATTAFORMA

Ener2Crowd.com, la prima piattaforma italiana di lending crowdfunding ambientale ed energetico, ha convertito i valori in euro ed ha calcolato la possibile evoluzione alla luce dell’entrata in vigore della nuova normativa dell’Unione Europea che —riconoscendo la rilevanza economica del crowdfunding— ha fissato ora regole precise che offrono una grande possibilità di espansione internazionale per le piattaforme.

L’ITALIA IN TESTA

Ne risulta che il 2022 vedrà ancora l’Italia guidare la classifica Ue della finanza alternativa, con una raccolta che secondo gli analisti di Ener2Crowdpotrebbe arrivare a sommare 4,1 miliardi di euro. A seguire Francia (3,2 miliardi), Germania (2,3 miliardi), Spagna (1,2 miliardi) e Paesi Bassi (1 miliardo).

Nella stima degli strumenti della finanza alternativa sono state incluse le seguenti transazioni

  • il crowdfunding,
  • l’invoice trading,
  • minibond,
  • il direct lending,
  • il private equity,
  • il venture capital,
  • il private debt
  • le initial coin offerings (ICOs)

«Grazie alle nuove regole uguali per tutti i Paesi dell’Ue, le piattaforme italiane potranno lavorare su più mercati contemporaneamente e crescere di più rispetto a quelle di altri Paesi. L’Italia, infatti, maggiormente pronta a cogliere la sfida poiché il regolamento europeo deriva proprio da quello italiano e trae fortemente ispirazione dall’esperienza del nostro Paese, da sempre culla del diritto» spiega Niccolò Sovicoceo, ideatore e co-fondatore di Ener2Crowd.com.

In questo nuovo contesto normativo, l’Italia è tra i Paesi maggiormente pronti al cambiamento. «Ma se da un lato le nuove regole offrono una maggiore possibilità di espansione del business, non meno rilevante è la maggiore tutela offerta ai risparmiatori» aggiunge Giorgio Mottironicso e co-fondatore di Ener2Crowd nonché chief analyst del GreenVestingForum.it, il forum della finanza alternativa verde.

Ener2Crowd.com è pronta a cogliere la sfida. D’altra parte, su quella che è l’unica piattaforma italiana di crowdfunding ambientale ed energetico, già ad oggi la componente di investitori esteri pesa per il 4,55% dei volumi, segnando la strada per il nuovo regolamento europeo che permette a tutti i cittadini dell’UE di investire su piattaforme estere, andando a finanziare progetti in altri Paesi.

«Ma ci preme anche sottolineare come la burocrazia derivante dalle leggi italiane possa essere un freno allo sviluppo degli operatori nazionali» mette in evidenza Giorgio Mottironi.

Gli operatori esteri, infatti, potrebbero essere avvantaggiati rispetto a quelli italiani poiché in grado di usufruire di una normativa sulla tassazione differente.

«In Italia i rendimenti provenienti dagli investimenti tramite portali di lending crowdfunding, quando questi sono “agenti di un istituto di pagamento” —e quindi nella maggioranza dei casi— vanno tassati in base all’aliquota irpef della persona e tramite una complicata procedura che vede le aziende che ricevono il prestito agire da sostituti di imposta in sola formula di acconto» spiega il chief analyst del GreenVestingForum.it.

All’estero, invece, questi rendimenti sono equiparati a redditi finanziari e quindi tassati al 26% tramite una semplice procedura eseguita dal portale, il quale si occupa dei versamenti per conto dei propri iscritti, come sostituto di imposta.

«Il rischio è quindi di veder fuggire una parte degli operatori ed anche il relativo gettito verso Paesi esteri, lasciando l’Italia indietro sia a livello di ecosistema sia di benefici indiretti che sarebbe in grado di produrre per la collettività» conclude il ceo, ideatore e co-fondatore di Ener2Crowd.com.

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