giovedì 28 Ottobre 2021

Formazione e comunicazione al tempo della pandemia

Da non perdere

La pandemia è un fenomeno mondiale che non fa differenze nei paesi in cui si diffonde, ma le risposte e le misure che ciascun governo ha adottato sono state molto differenti in base alle caratteristiche socio/economiche/culturali degli stessi.

Anche le informazioni alle quali i governi hanno potuto accedere sono state differenziate e frammentarie spingendo gli stessi a intraprendere comportamenti condizionati anche da aspetti emotivi e non dalle migliori pratiche che possono garantire i risultati più efficaci.

Investire su piattaforme comuni e internazionali condivise da scienziati e cittadini che nel tempo possono acquisire a certe condizioni uno status di credibilità per tutti gli abitanti del mondo è una forma di diffusione della conoscenza a beneficio anche di chi deve assumere delle scelte razionali, condivise ed efficaci.

La gestione della paura e delle ansie nella popolazione è un’altra sfida che l’informazione e la formazione devono affrontare nelle future (e si spera molto lontane) situazioni di crisi pandemiche.

Gli effetti psicologici nella popolazione mondiale sono tanto pericolosi quanto l’incertezza che viene comunicata a livello internazionale attraverso comportamenti difformi delle comunità scientifiche e dei governi.

Per queste ragioni occorre considerare seriamente lo sviluppo di piattaforme nell’ambito dei social media e condivise a livello internazionale, che sotto la supervisione delle organizzazioni mondiali come l’OMS devono costituire il riferimento internazionali per tutti cittadini e governi.

Proprio dove a parere di chi scrive, l’OMS ha fallito nella gestione di questa crisi, assumendo un ruolo defilato rispetto agli occhi della popolazione mondiale.

La sfida è creare ambienti aperti per l’informazione e la formazione dove stabilire delle regole che rendano credibili e utilizzabili le informazioni anche in ambienti non peer to peer come avviene invece per la comunicazione dei risultati delle ricerche scientifiche. 

Occorre considerare che l’informazione, ma anche la disinformazione viaggiano più rapidi della diffusione del virus e, pertanto, la realizzazione nell’ambito dei social media di piattaforma interattive per comunicare in tempo reale le informazioni sulla diffusione del coronavirus a livello globale consentendo nel contempo ai funzionari delle pubbliche amministrazioni e a tutte le istituzioni interessate di rispondere in modo pertinente e rapidamente con una comunicazione proattiva e coinvolgente in grado di controllare la diffusione della disinformazione.

Affrontare un percorso di comunicazione attento alle problematiche psicologiche e di controllo della disinformazione non fa parte degli stili dei soggetti governativi e che si occupano della salute pubblica, che non valutano importanti al pari delle problematiche sanitarie, mediche e statistiche legate allo sviluppo della pandemia. 

Un utilizzo responsabile del mondo dei social media in queste circostanze potrebbe essere ispirato a questi criteri. 

  1. Uso preferenziale di forum professionali consolidati o gruppi di comunicazione per fornire informazioni.
  2. Chiara identificazione della fonte delle informazioni: consente all’utente di giudicare la probabile veridicità e qualità delle informazioni.
  3. Dichiarazione di conflitto di interessi, se del caso.
  4. Identificare i metodi per verificare la fonte quando appropriato o necessario: indirizzo del sito web se la fonte non è facilmente accessibile con semplici strategie di ricerca, o indirizzo di posta elettronica istituzionale dell’autore.
  5. Metodi trasparenti “peer” per la revisione e il feedback, come nel caso della comunicazione scientifica dove ciascuno può mettere in discussione i dati e le informazioni, fornendole altre in contrapposizione alle ipotesi fatte. Ad esempio, utilizzando piattaforme trasparenti per processi “peer” di revisione della post-pubblicazione, con la fornitura di dettagli di contatto dell’autore/istituzione in modo che le critiche possano essere dirette direttamente a loro.
  6. Riconoscere e documentare in modo trasparente le collaborazioni con esperti professionisti identificati e, se necessario, adattare le informazioni per soddisfare tali esigenze.
  7. Perseguire un processo di revisione “peer” tradizionale non appena possibile e, se appropriato, fare riferimento ai risultati della revisione “peer” una volta ottenuti.
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