sabato 20 Aprile 2024
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Feuromed, una nuova narrazione del Mezzogiorno d’Italia, del Mediterraneo, come centro e motore di una nuova economia   

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Si è svolta, in questi giorni, nella storica cornice della Sala dei Baroni del Maschio Angioino a Napoli, la prima edizione di Feuromed, il Festival Euromediterraneo dell’economia, promosso dal Quotidiano del Sud-l’AltraVoce dell’Italia, in collaborazione con la Commissione e il Parlamento europei.

Sono stati due giorni di confronti, di discussioni, di dialoghi aperti con le grandi aziende pubbliche e private, con le istituzioni nazionali e comunitarie, con le università, con la politica.

Diversi sono stati i focus principali strettamente connessi tra di loro:

  • l’energia rinnovabile come motore per far ripartire anche il settore industriale nel sud del Paese e far diventare  il Mezzogiorno, l’hub energetico del Mediterraneo e dell’Europa;
  • l’industria del mare, con le enormi potenzialità finora inespresse;
  • le infrastrutture, con le reti di trasporto ferroviario veloce e le reti digitali;
  • il capitale umano e il ruolo della cooperazione internazionale della rete universitaria, tra atenei europei e quelli africani con la costituzione di centri universitari misti;
  • il PNRR come motore di sviluppo, come opportunità storica da non sprecare.  

Uscendo da schemi stereotipati, si è parlato, numeri alla mano, di un Mezzogiorno altro, in costante fermento, con un tessuto imprenditoriale vivo con cluster di eccellenze, che vede il moltiplicarsi di piccole e medie imprese innovative, di virtuose start up, cresciute nell’ultimo anno del 4,4%, superiore al dato nazionale del  + 2,21%, in cui la Campania, con più di 1.590 tra start up e nuove Pmi, è al primo posto tra le regioni del Sud e terza in Italia dopo la Lombardia e il Lazio. 

Si è parlato di un Mezzogiorno capace di rimettere in piedi una fabbrica come la Hitachi Rail Italy, che qualche anno fa veniva data per finita e che oggi realizza, invece, con le stesse risorse umane, a Reggio Calabria, i treni più moderni della metropolitana di Milano, convogli per le metropolitane di tutto il mondo. 

Si è parlato di un Mezzogiorno nel quale, Open Fiber, operatore all’ingrosso leader nel mercato italiano del settore delle telecomunicazioni, di infrastrutture di rete, ha investito, negli ultimi 5 anni, per la migrazione dal rame alla fibra, 1 miliardo di Euro, e altrettanti ed oltre saranno investiti per un totale, al momento, di 2,2 miliardi di euro per Puglia, Campania, Sicilia, Calabria, e Basilicata con tutti i risvolti postivi sia per la digitalizzazione del Paese, per la sostenibilità energetica, che per le opportunità di lavoro generate. 

Si è parlato di un Mezzogiorno che vedrà realizzato, da qui a qualche anno, il grande progetto del Tyrrhenian Link, l’elettrodotto che collegherà la Sicilia alla Campania e alla Sardegna, attraverso un doppio cavo sotto il mare di circa 970 km di lunghezza complessivi e 1.000 MW di potenza in corrente continua, raggiungendo la profondità massima di oltre 2100 metri. Un’infrastruttura di eccellenza ingegneristica che Terna, il gestore della rete elettrica nazionale, realizzerà nei prossimi anni, avvalendosi anche di specifiche tecnologie fatte in Italia.  

Si è parlato di un Mezzogiorno in cui il piano industriale 2022-2031 del Gruppo Ferrovie dello Stato, piano da 190 miliardi di euro in dieci anni, prevede ingenti investimenti per un deciso ammodernamento infrastrutturale e anche tecnologico della rete ferroviaria esistente, sviluppando nuove infrastrutture capace di colmare il divario Nord-Sud, puntando, ad esempio, a  consolidare l’alta velocità da Napoli a Bari in sole due ore, a partire dal 2027, a raddoppiare i volumi del trasporto merci su ferro, per uno sviluppo sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale. 

Si è parlato di un Mezzogiorno come parte fondamentale di quel grande progetto presentato da Romano Prodi, che vede una vera rinascita ed un vero cambiamento di rotta, a partire dai giovani e dalla cultura, investendo su di loro, con la costituzione di alcune grandi università miste come Bari, Tunisi, Barcellona, Rabat, Atene, Il Cairo, che uniscano lo stesso numero di studenti e professori dell’Europa e dell’Africa,  che condividano programmi e studi per scambiarsi esperienze e conoscenze. Un progetto ambizioso e visionario che l’Italia e l’Europa dovrebbero finanziare, capace di dare al nostro Mezzogiorno la leadership di un disegno di sviluppo e di cambiamento epocale riportando il Mediterraneo al centro di un nuovo concetto di cooperazione, di una nuova economia di pace.

Si è parlato di un Mezzogiorno rilanciato dal Ministero del Mare, dall’economia del mare, dalla strategica candidatura di Napoli come seconda sede dopo Lisbona, del Centro Regionale del Mediterraneo dell’EMSA, l’Agenzia europea per la sicurezza marittima, che potrà contribuire, con un progetto di sviluppo che finora è mancato, a disegnare le linee di un mare di cerniera, non di frontiera, di sangue, in cui, negli ultimi anni, hanno trovato la morte migliaia di profughi. 

Si è parlato di un Mezzogiorno in cui la piena operatività del porto di Gioia Tauro,  primo porto di Transhipment d’Italia, testimoniata dai suoi numeri, offre l’immagine della piena efficienza di uno scalo portuale che continua ad inanellare primati e record di ormeggi. 

Si è parlato di un Mezzogiorno pronto ad accogliere la grande occasione rappresentata dal  PNRR, con 62mila progetti presentati, 16 mila solo in Campania, di cui circa 19mila già validati, secondo il report della Ragioneria generale dello Stato. 

Per concludere, quello che emerge da questo momento di confronto rappresentato dalla prima edizione di Feuromed, è che ogni singolo “analitico contributo” portato da ogni partecipante al dibattito, ha rappresentato un tassello prezioso di quel documento non scritto, incorniciato da una narrazione di fondo capovolta, che vuole parlare al Paese, all’Europa e al mondo non con parole nuove, ma con un sentire nuovo e soprattutto con una visione di azione nuova.

Gli avvenimenti di questi ultimi anni, in primo luogo la pandemia e la guerra in Ucraina, hanno segnato e continuano a segnare, inesorabilmente, il corso della storia, ridisegnando un nuovo assetto geopolitico che porterà con sé necessariamente nuove sfide. Dobbiamo accogliere con coraggio, lungimiranza e determinazione, la sfida difficile e impegnativa che, per circostanze politiche e geografiche, la storia ha riservato al nostro Paese, che è quella di essere promotore e interprete di un vero cambiamento, di un nuovo processo di crescita economica, sociale e culturale, riportando il Mediterraneo al centro di un nuovo concetto di cooperazione, di un nuovo corso della storia universale.

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