sabato 29 Gennaio 2022

Enrico Ruini, la semplicità di arrivare lontano senza dimenticare da dove si parte

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Oggi entriamo nella terra dei motori, in quella parte dell’Emilia dove tessuto economico e territorio si compenetrano fortemente, finendo per racchiudere un universo di eccellenze motoristiche, come nessun altro luogo al mondo.

Siamo a Maranello, nel cuore, quindi, della cosiddetta Motor Valley italiana, siamo con Enrico Ruini, Presidente della Dts, La Duerre Tubi Style, azienda  che produce serbatoi carburante e componenti per il sistema di scarico delle «supercar» di tutto il mondo, un fiore all’occhiello dell’Automotive Italiana. L’azienda è partner dell’evento Gala Dinner di Natale del Ferrari Club Italia che si terrà il prossimo 4 dicembre al Palazzo Ducale di Modena.

Buongiorno Dottor Ruini, mi racconti qualcosa della sua storia.

La mia è una storia semplice. Mio padre era dipendente della Ferrari, faceva serbatoi olio e carburante, un lavoro molto artigianale. Nella metà degli anni sessanta, decide di andare via per mettersi in proprio, iniziando a lavorare in un garage, con poche attrezzature e molta manualità. Poi venne chiamato dall’allora braccio destro di Enzo Ferrari, che lo invitò a produrre per loro, diventando, da subito, non ricordo se il secondo o terzo loro principale fornitore, mentre fino a quel momento la Ferrari si era servita solo di prodotti fatti al suo interno.  Negli anni, con l’introduzione di altri soci, l’azienda è cresciuta, fino ad unire  due specificità le cui lavorazioni erano complementari, serbatoi e componenti per il sistema di scarico, facendo nascere così, nel 2012  la Dts, la Due Erre Tubi Style. Oggi abbiamo circa 200 dipendenti, esportiamo in 30 paesi e, superando le più rosee aspettative, i nostri prodotti sono distribuiti e montati sulle “supercar” di tutto il mondo. 

Dal piccolo garage, al rapporto speciale con la Ferrari, alle “supercar” di tutto il mondo, una bella storia di successo.

Si, ma non mi sento di aver fatto nulla di eccezionale, io ho fatto sempre e solo il mio lavoro. Ho iniziato a lavorare vicino a mio padre e ho continuato la sua attività.

Il rapporto con la Ferrari è storico, è sempre stata il nostro principale cliente. La nostra collaborazione va avanti da sempre. Per tanti anni, abbiamo fatto per lei, anche gli impianti di scarico per la Formula Uno.

Oggi facciamo progettazione e produzione per auto e moto da corsa, per auto d’epoca e per roba di serie, macchine da strada, servendo tutte le case automobilistiche più prestigiose, dalla Lamborghini alla McLaren, dalla Maserati all’Aston Martin, dalla Bugatti alla Gordon Murray, alla Pagani.  

Enrico Ruini
Enrico Ruini

La sua azienda è leader mondiale nel suo settore. Si sente sì, una persona soddisfatta di sé, della sua vita, di quello che ha fatto?

Si, diciamo di si. La soddisfazione c’è, ma non mi soffermo mai troppo a pensarci. Io ho fatto solo il mio lavoro, come le dicevo, e sono stato anche molto fortunato. Inoltre, non l’ho fatto da solo, ho avuto accanto a me, persone capaci, per cui ho potuto delegare e adesso che sono in pensione, la mia assenza non si sente. Io ho seguito la mia passione, lavorando con entusiasmo giorno dopo giorno, sempre. Senza fatica. Questo è sostanzialmente il vero successo, fare le cose che ci piacciono, fare il lavoro che ci entusiasma,  con naturalezza, senza fatica. Forse avrei potuto fare di più, avrei dovuto essere più coraggioso, ma con il senno di poi siamo tutti più bravi.

Guardando avanti, invece, come vede il futuro?

Diciamo che in un mondo in contino cambiamento come quello in cui viviamo oggi, qualche pensiero e qualche timore per il futuro, c’è, soprattutto da padre, prima che da imprenditore. Io ho 72 anni, anche se quando non ci penso me ne sento 50, la mia vita l’ho fatta, penso però ai giovani, a mio figlio che dovrà fronteggiare sfide molto più complicate e ambiziose di quelle che ho avuto davanti io. 

Avverto una nota di preoccupazione misto ad amarezza nella sua voce, o sbaglio? 

Ni. Sono tempi complicati, sono tempi di incertezze, in cui è difficile guardare lontano, ma ho imparato che nella vita, non bisogna mai fermarsi davanti agli ostacoli, mai abbattersi, bisogna credere nel futuro, soprattutto nella capacità dei giovani di saper costruire, inventare, rinnovare, strada facendo. Questo è quello che dico sempre a mio figlio, di lavorare con fiducia, con coraggio e tenacia. Io sono sempre stato un ottimista.  

Quale futuro vede per la sua azienda? 

Noi facciamo prodotti di nicchia, la nostra peculiarità ha fatto in modo che in questi anni non risentissimo della crisi per il crollo dei volumi produttivi, quanto piuttosto per l’aumento della pressione competitiva sui prezzi delle materie prime. Specialmente adesso, dopo la pandemia.

In generale, noi lavoriamo molto sull’innovazione dei prodotti, a cominciare proprio dai materiali, dalle microfusioni. L’alluminio è il materiale di riferimento per le nostre produzioni perché è leggero e assai performante. Ma a partire da qui, si guarda avanti. Per esempio ai sistemi sofisticati che bloccano il processo di evaporazione dei carburanti. Nel nostro settore, l’innovazione tecnologica arriva anche dalla spinta delle nuove normative antinquinamento, per questo collaboriamo con università, enti di ricerca e giovani ingegneri, per creare nuove sinergie che contribuiranno ad affrontare le profonde trasformazioni che tutto il nostro settore si appresta a compiere nei prossimi anni. 

Ecco,  pensando a queste trasformazioni, lei come vede il mondo dell’industria automobilistica da qui a qualche anno?  

In un momento storico come questo, in cui tutto il mondo si appresta ad affrontare un  passaggio decisivo verso la transizione ecologica, per un futuro sostenibile, penso che l’elettrico verso cui si sta puntando, abbia tanti aspetti complicati e poco chiari, ancora da risolvere, pensiamo, ad esempio, alle batterie agli ioni di litio la cui produzione risulta essere molto inquinante. 

Credo molto di più nell’idrogeno, però, oggi, produrre idrogeno è molto costoso, se si riuscisse a farlo a basso costo, quella sarebbe la vera svolta. 

Per chiudere, quali sono secondo lei le doti di un bravo imprenditore?

Questa è una domanda difficile. Premesso che io personalmente, mi sono sempre sentito più un tecnico che altro, sicuramente dovrebbe avere la competenza nel proprio settore e la passione per quello che fa, la forza di volontà  e anche tanta fortuna, come le dicevo prima, che però va sempre aiutata, non viene mai da sola. E poi dovrebbe accerchiarsi delle persone giuste, saper creare un gruppo in cui ognuno sia competente e  responsabile nel rispetto reciproco, questo è fondamentale. Da soli non si va lontano, anzi, non si arriva proprio.

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