venerdì 28 Gennaio 2022

Energia e Covid, dieci previsioni globali per il 2022

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Più auto elettriche e pannelli solari. Ma anche una maggiore domanda energetica e una crescita dei prezzi del carbonio. Le prospettive di Wood Mackenzie mostrano sfide e ostacoli sul cammino della transizione ecologica, anche considerando l’incognita della pandemia.

Nei prossimi 12 mesi il mercato dell’energia continuerà lungo il suo percorso di crescita avviato durante il 2021? L’impatto della variante Omicron sarà una zavorra che appesantirà la ripresa economica faticosamente cominciata? Queste le domande alle quali gli analisti di Wood Mackenzie hanno provato a rispondere. Come ogni anno poco prima di Natale il gruppo scozzese di consulenza e ricerca nel campo dell’energia ha pubblicato le sue previsioni che riguardano i dieci più importanti sviluppi nei mercati energetici nell’anno che verrà.

Su tutto, però, pesa l’incognita della pandemia. Le prospettive che il 2022 possa essere l’anno della svolta contro il Covid-19, scrive il vicepresidente del gruppo, Ed Crooks, sono offuscate dalla rapida ascesa della nuova variante del Coronavirus che potrebbe compromettere la ripresa economica in atto. Tuttavia, gli ultimi 12 mesi hanno evidenziato alcune tendenze fondamentali che guidano le industrie dell’energia e delle risorse naturali rendendole resilienti agli shock più gravi.

Questo, secondo gli analisti di Wood Mackenzie, il contesto in cui ci troveremo nel 2022. Lo scenario prevede che i prezzi del carbonio in tutto il mondo raggiungeranno nuovi massimi sui mercati delle emissioni, trainati dall’impegno di molti Paesi nella decarbonizzazione. Il fenomeno riguarderà anche il sistema di scambio delle quote di emissione dell’Ue e della Cina, e renderà il fenomeno globale. Probabilmente i governi continueranno ad aumentare la tassazione esistente sul carbonio e a introdurre nuove imposte nell’ottica di garantire la crescita economica nel rispetto della politica climatica.

Contestualmente gli analisti immaginano che la diffusione di impianti solari crescerà in modo significativo nel 2022 spingendo verso l’adozione di nuove risorse energetiche. Lo sviluppo della capacità di utilizzare e distribuire l’energia solare sarà un obiettivo per molti Paesi in tutto il mondo. Per esempio, la Cina continuerà i suoi sforzi per aumentare drasticamente l’utilizzo del solare, distribuendolo soprattutto nelle aree rurali. Non solo: il nuovo governo tedesco progetta di produrre circa 200 gigawatt di energia solare entro il 2030, e conta soprattutto sulla generazione a livello residenziale. Alla crescita prevista contribuiranno anche i responsabili delle politiche e i fornitori di servizi energetici di tutto il mondo che si troveranno a dover migliorare stabilità e flessibilità della rete di distribuzione a supporto della crescente flotta di veicoli elettrici.

In questo processo giocherà un ruolo decisivo l’aumento della domanda energetica da parte della Cina, che porterà il Paese a rafforzare le catene di approvvigionamento di energia rinnovabile. Nell’anno che si sta concludendo la crescita economica di Pechino ha superato l’8% e ha innescato un’impennata della domanda di energia. Il consumo di elettricità è cresciuto del 10%, la crescita annuale più rapida mai registrata nella storia del Paese. Ciò ha portato a un massiccio aumento degli investimenti in infrastrutture per lo sfruttamento dell’energia eolica e solare, facilitato dal fatto che il Paese totalizza oltre il 50% della capacità di produzione mondiale di turbine eoliche e quasi il 70% di tutta la produzione di pannelli solari. Questo, però, rischia di mettere in difficoltà la catena mondiale della produzione e della distribuzione geografica delle energie rinnovabili, come sottolineano i ricercatori della Wood Mackenzie.

A queste sfide si aggiungerà l’incrollabile impegno di Pechino per una politica “zero Covid”: gli sforzi per tenere fuori la variante Omicron potrebbero significare controlli alle frontiere e misure di quarantena ancora più rigorosi nel 2022, con un aumento delle difficoltà per gli operatori internazionali nel campo delle energie rinnovabili.

Inoltre, i Paesi che si sono impegnati a ridurre rapidamente le emissioni di gas serra dovranno prendere provvedimenti per incoraggiare un aumento della produzione locale dei metalli necessari alla transizione energetica. Questo probabilmente porterà le grandi economie a seguire l’esempio cinese, sostenendo l’offerta locale di metalli fondamentali per la decarbonizzazione.

Gli analisti ritengono anche che il mercato non resterà a corto di petrolio nel 2022. Questo, nonostante sia prevista una forte crescita della domanda di petrolio e il consumo globale continuerà la sua ripresa tornando ai livelli pre-pandemia probabilmente nella seconda metà dell’anno. Tuttavia, il rischio per questa previsione è al ribasso. Infatti, i casi in aumento con la nuova variante Omicron possono rallentare la crescita della domanda energetica attraverso la riduzione dei viaggi e in particolare dei voli internazionali.

Entrando in un ambito più specifico, la Wood Mackenzie prevede un aumento della presenza nel cosiddetto bacino Permiano (in Texas) di aziende major del settore. Ci sono buone probabilità che le due o tre compagnie petrolifere più grandi riusciranno a intensificare la loro attività di sfruttamento nell’area del bacino del Permiano, battendo la concorrenza di compagnie più piccole. In ogni caso, ci sarà bisogno di molte più piattaforme per raggiungere gli obiettivi di produzione sempre più ambiziosi.

Tra le altre previsioni una ha il sapore di una buona notizia: la crescita dei veicoli elettrici che per la prima volta raggiungeranno una quota a due cifre nel mercato globale. Anche se alcuni aiuti governativi per i veicoli elettrici si indeboliranno nel 2022 – l’Europa continuerà a ridurre i “super-sussidi” sui mezzi ecologici così come la Cina – si prevede che le vendite globali di veicoli elettrici supereranno gli 8,5 milioni nel 2022.  “Il prossimo anno i veicoli elettrici sono destinati a prendere la quota di mercato più alta di sempre”.A incoraggiare la crescita di questa nuova generazione di mezzi elettrici contribuiscono gli effetti persistenti della carenza di chip, che incidono sulle vendite di auto convenzionali.

Nell’ambito delle strategie per ridurre le emissioni di carbonio, le compagnie petrolifere e del gas andranno sempre più oltre l’eolico e il solare. Contemporaneamente, cresceranno le loro ambizioni nella cattura dell’idrogeno e del carbonio. Secondo gli analisti l’anno prossimo le compagnie petrolifere e del gas investiranno a livelli record in nuova energia. Si tratta dell’evoluzione di quanto è avvenuto nel 2021, quando le maggiori compagnie europee hanno concentrato gli investimenti in gran parte nell’eolico e nel solare. Ma nel 2022, la cattura, l’utilizzo e lo stoccaggio del carbonio e dell’idrogeno a basse emissioni rappresenteranno un impegno significativo. Chi si muoverà per primo dovrà mobilitare risorse significative, in un mercato sempre più mutevole e imprevedibile.

Tra le altre previsioni, gli analisti sottolineano che il governo degli Stati Uniti si impegnerà a sostenere maggiormente l’idrogeno a basse emissioni di carbonio, continuando nell’impegno a favore delBuild Back Better Act, che attualmente sta faticosamente passando al vaglio del Congresso e che include un credito per la produzione di idrogeno a bassa emissione di carbonio. Se dovesse passare, la norma contribuirà a rendere l’idrogeno verde molto più competitivo rispetto all’idrogeno grigio in alcune aree degli Stati Uniti, specialmente negli Stati con forti risorse eoliche e solari. Il futuro della legislazione è ancora incerto, ma se gli Usa vogliono essere leader nella produzione di idrogeno e compiere reali progressi nella decarbonizzazione della propria economia, dovranno mettere in atto politiche per assistere l’industria nelle sue fasi iniziali, si legge nel report del gruppo di ricerca scozzese.

Contestualmente, i controlli del governo cinese ridurranno i prezzi del carbone. Dopo la carenza nell’offerta della seconda metà di quest’anno, che ha determinato un’impennata dei prezzi, la Cina ha aperto le porte alla produzione interna del combustibile. La produzione mensile ha raggiunto un record storico verso la fine dell’anno, con tassi di crescita del 10% in un trimestre. Man mano che le scorte presso le imprese vengono ricostituite, è facile prevedere una riduzione da parte del governo delle importazioni di carbone imponendo quote più rigide e abbassando anche i prezzi sul mercato interno del carbone. Questo determinerà una caduta delle quotazioni mondiali del carbone, di cui la Cina detiene il 25% della domanda.

Testo di William Valentini – Futuranetwork.eu

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