giovedì 29 Settembre 2022

Elezioni 25 settembre: semplici istruzioni per l’uso 

Da non perdere

Mancano poco più di due settimane alle elezioni politiche di domenica 25 settembre, quando saremo chiamati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento.

In vista di questo importante momento per il nostro Paese, vogliamo cercare di semplificare e capire come funziona l’attuale legge elettorale, quali cambiamenti implicano le ultime due riforme costituzionali, cosa sono i collegi, le circoscrizioni, le modalità di voto. 

Lo faremo in modo semplice e chiaro, per arrivare preparati a questo appuntamento. Procediamo per tappe. 

Iniziamo con l’attuale legge elettorale: il Rosatellum

Come nel 2018, si andrà al voto con la legge elettorale n. 165 del 2017, denominata Rosatellum, in parte dal nome dell’allora capogruppo del Partito Democratico, Ettore Rosato, promotore della legge, in parte, nel solco linguistico dei precedenti latinismi, utilizzati, ironicamente all’inizio, ma entrati poi nell’uso comune. 

Per la seconda volta, si voterà, quindi, con il Rosatellum che prevede un sistema elettorale misto, in cui una parte di seggi sono attribuiti con sistema uninominale e una parte con quello proporzionale. Tale sistema e’ stato introdotto, per la prima volta, dalla legge elettorale 276 approvata nel 1993, ribattezzata, il mattarellum, dal nome dell’attuale Presidente della Repubblica, autore di tale legge.

L’attuale disciplina elettorale riprende, in buona parte, proprio lo schema previsto dal mattarellum. La differenza principale tra queste leggi, tuttavia, sta nella quota di seggi attribuiti con i due sistemi. Il mattarellum prevedeva, infatti, che il 75% dei seggi fosse assegnato con il sistema uninominale e solo il restante 25% con il proporzionale. La legge in vigore oggi, invece, inverte sostanzialmente le proporzioni: il 37% dei deputati e dei senatori è eletto con il sistema maggioritario nei collegi uninominali e il 61% è eletto con il sistema proporzionale nei collegi plurinominali. Il restante 2% con il voto all’estero.

Vediamo ora quali sono le ultime due riforme costituzionali che incidono sulle prossime elezioni

Le imminenti elezioni politiche saranno anche le prime su cui avrà effetto il taglio dei parlamentari deciso dal referendum costituzionale del settembre 2020, che ha sancito la riduzione del numero dei parlamentari da 640 a 400 per la Camera dei Deputati e da 315 a 200 per il Senato. L’altra differenza è l’estensione del diritto di voto al Senato per le persone che hanno compiuto 18, stabilita dalla legge costituzionale del 18 ottobre 2021, n. 1. Tale legge si compone di un articolo unico che, attraverso la modifica dell’articolo 58, primo comma, della Costituzione, riduce il limite di età per gli elettori del Senato, da 25 a 18, uniformando l’elettorato attivo di entrambi i rami del Parlamento. 

Considerando, quindi, il ridotto numero dei parlamentari con i seggi passati da 945 a 600,  400 alla Camera e 200 al Senato, verranno assegnati 147 seggi alla Camera e 74 al Senato  con il sistema maggioritario nei collegi uninominali (37%) e verranno assegnati, rispettivamente 245 e 122 seggi, con il sistema proporzionale nei collegi plurinominali (61%). Infine, altri 8 rappresentanti alla Camera e 4 al Senato verranno eletti nelle circoscrizioni estere, mediante il sistema proporzionale con voto di preferenza su base circoscrizionale (2%).

In conseguenza di questo, sul territorio nazionale verranno eletti 392 deputati e 196 senatori, dei quali un terzo con il maggioritario, o uninominale, e due terzi con il proporzionale, o plurinominale. Per la prima volta, anche chi ha meno di 25 anni, e ovviamente, più di 18, voterà per eleggere il Senato. La riforma costituzionale ha anche stabilito un numero minimo di senatori per ciascuna Regione, pari a tre, ad eccezione del Molise (due senatori) e della Valle d’Aosta (un senatore).

La nuova suddivisone del territorio italiano. Circoscrizioni e collegi elettorali

La riduzione del numero dei parlamentari, ha reso necessaria una modifica dei collegi e delle circoscrizioni elettorali, che sono, sostanzialmente, le porzioni di territorio in cui viene suddivisa l’Italia per eleggere i rappresentanti in Parlamento, a ognuna delle quali è associato un certo numero di seggi. Questa suddivisione è utile principalmente per ragioni organizzative e di rappresentanza politica. I confini dei collegi vengono stabiliti in base al numero degli elettori residenti e ad altri criteri geografici, con l’obiettivo di creare porzioni di territorio equilibrate e omogenee dal punto di vista della popolazione. Il risultato è una mappa dell’Italia divisa in zone di grandezza variabile, ma con al loro interno un numero simile di abitanti. A ogni regione, a seconda del numero di abitanti, sono assegnati un numero variabile di collegi plurinominali e per ogni collegio plurinominale sono indicati uno o più collegi uninominali.

Per l’elezione dei rappresentanti alla Camera, il territorio nazionale italiano è stato diviso in 28 circoscrizioni, 147 collegi uninominali, 40 collegi plurinominali

Per il Senato, invece il territorio nazionale è stato diviso in 20 circoscrizioni, 74 collegi uninominali, 26 collegi plurinominali.

Delle 28 circoscrizioni elettorali per la Camera, 14 sono corrispondenti al territorio di un’intera regione, mentre le restanti con una o più province delle 6 regioni più popolose: Lombardia, Piemonte, Veneto, Lazio, Campania e Sicilia,  il cui territorio è ripartito in quattro circoscrizioni, come nel caso della Lombardia, e in due circoscrizioni come nel caso di Piemonte, Veneto, Lazio, Campania e Sicilia. 

Per il Senato, invece, le circoscrizioni sono 20 e seguono esattamente la divisione regionale. 

Come funzionano i collegi con questa legge elettorale

Come abbiamo detto, il Rosatellum  si basa su un sistema misto: circa un terzo dei seggi viene assegnato con il sistema maggioritario in collegi “uninominali”, in cui si elegge cioè un solo rappresentante: il candidato che prende più voti, anche uno solo in più, si aggiudica l’unico seggio in palio. I due terzi dei seggi, viene assegnato, invece, con sistema proporzionale in collegi “plurinominali”, in cui si elegge cioè più di un rappresentante.

In questo caso i seggi possono variare da uno a otto, in base alla popolazione residente nell’area del collegio, e sono distribuiti tra i partiti in proporzione ai voti che hanno ottenuto. Così, se una lista che ottiene il 10% dei voti, avrà conquistato il 10% dei seggi e così via.

Passiamo ora al punto centrale: come si vota 

Il mix di sistema elettorale maggioritario e proporzionale dell’attuale legge elettorale,  nonostante renda il meccanismo di assegnazione dei collegi più complesso, non implica particolari difficoltà al momento del voto. Quando andremo a votare, riceveremo due schede, una rosa per la Camera dei Deputati e una gialla per il Senato. I modelli sono identici. Ciascuna scheda sarà composta da riquadri rettangolari con indicato in alto i nomi dei candidati uninominali del proprio collegio, con sotto, la o le liste ad esso collegato che compongono la coalizione e a fianco i nomi degli altri candidati, nell’ordine scelto dai partiti. Non è possibile, infatti, assegnare preferenze in quanto i candidati dei plurinominali sono già inseriti in un ordine scelto dalle forze politiche. Non dovremo scrivere, quindi, alcun nome.

Ci sono diversi modi per esprimere il proprio voto:

  • l’elettore può segnare con una “x” il nome del candidato uninominale e il voto si estende anche alla lista collegata, o, se quel candidato si presenta con una coalizione di più liste, allora il voto viene ripartito in misura proporzionale ai voti ottenuti nel collegio da ogni singola lista;
  • l’elettore può segnare con una “x” la lista prescelta e il voto si estende anche al candidato uninominale collegato;
  • l’elettore può segnare con una “x” sia il candidato uninominale che una lista a lui collegata. 

Tutte e tre queste modalità garantiscono che il voto sia considerato valido.

Non è previsto, invece, il cosiddetto voto disgiunto, per cui se l’elettore sbarra il simbolo di un partito e il nome di un candidato uninominale non collegato a quella data lista, il voto viene annullato perché considerato non valido. 

Qualunque siano le vostre intenzioni di voto, andiamo a votare, esercitiamo questo diritto.

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