lunedì 03 Ottobre 2022

Elezioni 25 settembre:  punti chiari sul tema 

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Il mix di sistema maggioritario e proporzionale dell’attuale legge elettorale, quella con cui andremo a votare tra due giorni, spinge inevitabilmente i partiti a coalizzarsi, lega inestricabilmente il candidato uninominale ai partiti che lo sostengono nel proporzionale-plurinominale, rende il meccanismo di assegnazione dei collegi un po’ complesso,  limita, in parte, la libertà di scelta delle’elettore, basandosi, forse su un presupposto patto di fiducia tra eletto e ed elettore, oltremodo ottimistico, che negli anni si è lentamente spezzato.

Detto questo, ignorando tutti i tecnicismi della legge, ma cercando, invece,  di rendere ogni aspetto del suo meccanismo e delle sue conseguenze, più comprensibile, vogliamo sintetizzare il tutto, con dei semplici concetti, semplici punti chiari sul tema. Vogliamo dare qualche informazione sintetica e qualche elemento in più di chiarificazione:

  • Il Rosatellum si basa su un sistema misto: circa un terzo dei seggi viene assegnato con il sistema maggioritario in collegi “uninominali”, in cui si elegge cioè un solo rappresentante: il candidato che prende più voti, anche uno solo in più, si aggiudica l’unico seggio in palio. I due terzi dei seggi, viene assegnato, invece, con sistema proporzionale in collegi “plurinominali”, in cui si elegge cioè più di un rappresentante
  • In caso di coalizione, tutti i voti dati direttamente al candidato uninominale, cioè facendo un segno direttamente sul suo nome,  vengono divisi tra i partiti della coalizione. Non in quote uguali però, bensì in proporzione ai voti presi dai partiti della coalizione in quel collegio. Non si può evitare che il voto venga, diciamo così  ‘spartito’ tra le liste della coalizione. Quindi, nel caso si votasse solo il nome del candidato ma non il partito della coalizione, i seggi si partiscono in percentuale dei partiti. Il voto, cioè, in questo caso, vale pro quota anche per i partiti della coalizione che concorrono per i seggi proporzionali. A ciascuno dei partiti della coalizione spetta una frazione di voto in proporzione ai voti che gli altri elettori, dello stesso collegio, hanno effettivamente espresso nei confronti di quei partiti.

Facciamo un esempio: nel collegio uninominale di Rimini, 1000 elettori decidono di dare il proprio voto direttamente al candidato Mario Rossi e non ai partiti. Mario Rossi, però, è sostenuto da 4 liste : Lista X, Lista Y, Lista M, Lista N. Ipotizziamo che gli elettori che hanno scelto il loro orientamento in quel collegio, si sono divisi come segue: alla lista X  l’80% dei voti della coalizione, alla lista Y il 12%, alla lista M il 6% e alla lista N il 2%. Quei mille voti andranno, quindi, divisi così: 800 alla lista X, 120 alla lista Y, 60 alla lista M, 20 alla lista N. Ecco dove finisce il voto dato solo a Mario Rossi. 

  • Ogni partito presenta nei collegi proporzionali un listino composto da almeno due e non  più di quattro candidati. Questi concorrono alla ripartizione proporzionale dei seggi, calcolata su scala nazionale per la Camera dei deputati e a livello regionale per il Senato.
  • Una persona può candidarsi in un solo collegio uninominale e in un massimo di cinque collegi plurinominali. Se si è eletti sia nel collegio uninominale che nel proporzionale, prevarrà il primo, mentre nei listini plurinominali si scalerebbe al secondo della lista. In caso di elezione, invece, in più collegi plurinominali, si è assegnati al collegio in cui la lista ha ottenuto il minor numero di voti. È la legge a scegliere, non il candidato. Inoltre, la legge dice che, in caso di parità di voti, tanto  alla Camera quanto al Senato, è eletto il candidato più giovane.
  • Votare una lista per il proporzionale, significa votare automaticamente il candidato scelto nel collegio uninominale. La preferenza data alla lista, si estende, quindi, al candidato nel collegio uninominale. Vince chi ottiene più voti.
  • Ognuno di noi vota in un comune, in un quartiere, nel caso delle grandi città, che fa parte sia di un collegio uninominale sia di un collegio plurinominale. I collegi, lo ripetiamo, sono quelle porzioni di territorio in cui e divisa la nostra penisola. Un collegio plurinominale è la somma di due o più collegi uninominali.
  • Non è possibile votare solo un partito nel plurinominale e astenersi nell’uninominale, votare, cioè solo su una componente dell’elezione. Il voto dato nel plurinominale è obbligatoriamente riversato al candidato uninominale sostenuto
  • La legge elettorale prevede due soglie di sbarramento a livello nazionale, sia alla Camera che al Senato: 3% per i partiti, 10% per le coalizioni. Per le coalizioni non sono calcolati i voti dei partiti che non superano la soglia dell’1%. Con questo sistema una lista che fa parte di una coalizione, se non raggiunge la soglia del 3%, non ottiene seggi nella parte plurinominale. Tuttavia, se ha ricevuto almeno l’1% dei voti validi, questi non vengono dispersi ma ripartiti tra gli altri componenti della coalizione che abbiano superato lo sbarramento. Pertanto, ai fini dell’attribuzione proporzionale dei seggi, qualora una lista si mantenga sotto l’1 per cento, i suoi voti non sono considerati; nel caso in cui invece superi l’1 per cento ma non il 3 per cento, i suoi voti confluiscono nella cifra elettorale di coalizione.
  • La distribuzione tra le liste di una coalizione dei voti presi dal singolo candidato uninominale avviene prima del calcolo delle soglie di sbarramento.

Per superare la soglia dell’1%, contano i voti espressi sulla lista del partito ma anche i voti del candidato. Ciò significa che, supponendo che il partito A di una coalizione X prenda lo 0.99% dei voti totali, ottenuti indicando espressamente il simbolo del partito, può superare l’1% con i voti del singolo candidato uninominale, suddivisi in proporzione.

  • Un candidato uninominale, sia alla Camera che al Senato, che vince nel proprio collegio, mantiene il seggio, viene eletto, anche se il suo partito non supera la soglia di sbarramento nazionale. 
  • Un altro aspetto del sistema elettorale vigente, nella sua componente proporzionale, riguarda l’assenza delle preferenze. Il sistema prevede, infatti, le cosiddette liste bloccate. All’elettore non è data alcuna possibilità di esprimere una preferenza, di scegliere tra i diversi candidati di ciascuna lista. Ricordiamo, a tal proposito, di non scrivere alcun nome sulla scheda.

Che altro dire? Leggiamo, informiamoci, ascoltiamo con la testa e con il cuore e poi andiamo a votare. Il voto è un dovere civico (art.48 Cost.), un dovere e un diritto da esercitare con responsabilità, impegno e  consapevolezza, ….. avendo fiducia nel futuro, nella costruzione di una società migliore, per tutti, sempre alla ricerca di quella “bellezza che salverà il mondo”.  

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