giovedì 08 Dicembre 2022

Maserati: storia di una eccellenza italiana

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Matias Pasquero
Matias Pasquero
Sono uno studente della facoltà di Scienze del turismo presso l'Università Bicocca di Milano e sono un collaboratore del Giornale delle Partite IVA e mi occupo della sezione "Storie di brand".

Dagli inizi del 900 ai giorni nostri, la storia di una famiglia italiana che ha contribuito ad elevare il tricolore nel mondo.

L’inizio a Voghera

È il 23 settembre del 1887 e ci troviamo a Voghera, una piccola cittadina in provincia di Pavia, quando nacque Alfiero Maserati, quarto di sette fratelli di cui il primogenito morì dopo pochi mesi.

Questi i nomi dei fratelli: Carlo, Bindo, Mario, Ettore ed Ernesto.

Ereditarono tutti la passione del padre per la velocità e l’ingegneria di precisione.

L’1 dicembre del 1914,  Alfieri, Ettore ed Ernesto Maserati decisero di far diventare la loro passione un lavoro, fondando così a Bologna l’officina Alfieri Maserati.

Ma, la vera attività iniziò verso la fine del 1918 quando l’Italia uscì dalla prima guerra mondiale.

La strategia

Due anni dopo la fine della guerra, la strategia aziendale optò per la produzione di auto da corsa.

Si presume che la decisione di approcciare la produzione di questo tipo di macchine fu spinta dalla passione del padre per la velocità.

Alimentati dai grandi successi nell’ambito delle corse, che videro Alfiero Maserati impegnato sia come pilota che come meccanico, nel 1926, dopo lunghi studi ingegneristici e primi abbozzi di evoluzione tecnologica,  uscì la loro prima creazione originale: la Tipo 26.

La particolarità della Tipo 26 fu la presenza, per la prima volta in assoluto, del celebre logo.

Il disegno del logo fu affidato a Mario Maserati: tra tutti i fratelli il meno appassionato al mondo delle macchine.

Infatti Mario non sentiva la passione per i motori come gli altri fratelli e quindi decise di intraprendere una carriera artistica, diventando così, un pittore.

Per riuscire a disegnare il miglior logo possibile, Mario aveva bisogno della giusta ispirazione e provò a cercarla passeggiando per il centro di Bologna.

Fin quando un giorno tutto cambiò…

Era una giornata piovosa come altre,   Mario passeggiava tranquillamente tra le vie di una Bologna uggiosa ma sempre affascinante, in cerca della tanto sperduta ispirazione, fin quando, a un certo punto, si ritrovò in una delle piazze più importanti e belle della città: Piazza del Nettuno.

Il nome deriva dalla fontana posizionata al centro della piazza, appunto, la fontana del Nettuno.

Ed è proprio grazie a questa fontana che nacque il famigerato logo della casa automobilistica, infatti la cosa che colpì di più Mario Maserati fu proprio il tridente impugnato dal Dio Nettuno.    

Con la Tipo 26, Alfiero Maserati, riuscì a vincere da pilota diverse gare e a stabilì molti record.

Fin quando nel 1927, durante una gara in Sicilia,  proprio con la sua Tipo 26 ebbe un brutto incidente che gli fece perdere l’uso di un rene, ma alimentato dalla sua grande passione, si farà notare per la sua grande forza di volontà con un velocissimo ritorno alle corse e in officina, che però lo vedranno sempre meno impegnato come pilota.

il 3 marzo 1932  morì in seguito complicazioni dovute all’incidente.

La crisi economica

Dopo la morte di Alfieri Maserati l’officina dovette affrontare un periodo di profonda crisi economica.

Che durò fino al 1937, quando i fratelli Maserati decisero di vendere l’azienda ad Adolfo Orsi. 

Quest’ultimo fu un imprenditore italiano, nato e cresciuto a Modena da una modesta famiglia.

Il piccolo Adolfo ebbe un’infanzia difficile causata dalla scomparsa del padre quando aveva di 11 anni .

Durante l’adolescenza si appassionò ai motori, fin quando nell’età della maturità costruì un’azienda di macchine agricole, dando un forte contributo al territorio di Modena e dintorni.

Qualche anno più tardi, nel 1935, aprì, insieme a suo fratello Marcello, una concessionario Fiat.

E poco dopo l’acquistò la Maserati.

L’acquisto aveva un vincolo: i fratelli Maserati sarebbero dovuti rimanere a lavorare nell’azienda.

1939: gli anni della svolta

il 1939 fu un anno fondamentale per la loro attività, per due motivi: il primo è che nel maggio di quell’anno Wilbur Shaw, uno dei piloti più vittoriosi che gli Stati Uniti abbiano mai conosciuto, al volante della “Boyle Special” 8 CTF, un’autovettura monoposto progettata da Ernesto Maserati che, con i suoi 366 cavalli e con una velocità massima di 290 km/h, vinse la Indianapolis 500, una delle gare più prestigiose dell’epoca. 

Nel settembre dello stesso anno, l’azienda trasferisce ufficialmente la sua sede principale da Bologna a Modena, casa della famiglia Orsi.

Questa scelta venne presa da Adolfo Orsi spinto dalla voglia e della necessità di avvicinare l’azienda al suo centro siderurgico e ad una sua fabbrica di candele di accensione, entrambe aperte negli anni dell’acquisizione dell’azienda Maserati.

Da questo momento in poi la strategia aziendale fu sempre più rivolta alle gare automobilistiche, tanto che, la Maserati propose a Alberto Massimino di diventare progettista allora della ferrari di cambiare scuderia.

Stessa sorte fu per il pilota Juan Manuel Fangio che passò, a sua volta, alla Maserati.

 Questi due episodi scatenarono la rivalità tra le due case automobilistiche 

Nel 1937 si ebbe un vero e proprio punto di svolta per l’intero mondo dell’automobile quando la Maserati presentò durante la ventottesima edizione del Salone dell’automobile di Ginevra, la A6 1500, conosciuta anche come “Maserita” la prima autovettura targata Maserati destinata esclusivamente all’uso quotidiano in strada, l’eleganza mischiata alla sportività la resero un enorme successo.

I successi in Formula Uno

Ne 1954 e nel 1957 il pilota Juan Manuel Fangio con la sua Maserati vinse il titolo mondiale del Campionato di Formula Uno.

Ancora ad oggi, la Maserati è l’unica macchina italiana, insieme alla Ferrari, ad aver raggiunto questo traguardo.

Una volta vinto il secondo titolo mondiale, Adolfo Orsi, per far fronte a una crisi che stava colpendo l’azienda automobilistica,  fu costretto a dismette il reparto corse della Maserati e  quindi abbandonare il campionato di Formula Uno, concentrandosi esclusivamente nella produzione di vetture stradali.

Il boom economico

A cavallo tra gli anni 50 e 60 l’Italia si ritrovò ad affrontare gli anni del boom economico, furono anni dove esplose la voglia di vivere e di godersi la bellezza, e proprio in quel periodo la Maserati divenne una delle icone della cosiddetta “Dolce Vita”, questo soprattutto grazie alla classe e alla bellezza delle sue automobili.

Ciò iniziò nel 1963 quando durante la quarantacinquesima edizione del Salone dell’Automobile di Torino venne presentata la prima Quattroporte, nata dall’idea di montare un motore da corsa su una berlina, introducendo sul mercato una categoria del tutto nuova: la berlina sportiva di lusso.

Nel 1966, invece, al Salone dell’Automobile di Torino venne presentata la macchina che ancora ad oggi è considerata un vero e proprio fiore all’occhiello della Maserati: la Ghibli, disegnata da Giorgetto Giugiaro, uno dei più iconici designer che la storia abbia mai avuto, premiato con 7 lauree ad honorem, una medaglia d’oro ai benemeriti della Cultura e dell’Arte e dal 1999 Cavaliere del lavoro.

I mitici anni 80

Nei mitici anni 80, l’allora presidente della Repubblica Italiana, Sandro Pertini, grande patriota e nazionalista,  scelse la Quattroporte III come auto presidenziale.

Ma dietro a questa notizia si cela un fatto che negli anni 80 fece molto scalpore.

Nel 1983 e l’attuale Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, è in visita a Maranello, casa della Ferrari, per un incontro con Enzo Ferrari, fondatore dell’omonima casa automobilistica.

Enzo Ferrari stava aspettando la più alta carica dello Stato all’entrata dello stabilimento.

Ma quando vide arrivare il Presidente Pertini, tutto cambiò, infatti,  Enzo Ferrari,  quando si accorse che nel vialetto della fabbrica stava entrando un’auto sul cui muso era avvolto il simbolo mitologico del tridente, si paralizzò.

Rimase completamente immobile, rifiutandosi anche di andare ad aprire la portiera al più alta carica dello Stato.

Quel simbolo aveva risvegliato in lui un’antica rivalità, che per quanto vecchia era ancora troppo accesa per essere dimenticata, nonostante Ferrari e Maserati non si scontravano ormai da tanto tempo sulle piste.

Probabilmente il riconoscimento di un rivale a tanti anni di distanza sancisce la grandezza del marchio .

Nel dicembre del 1989, al seguito di una profonda crisi del marchio Maserati,  la Fiat rilevò l’azienda.

Facendo qualcosa che mai nessuno si sarebbe immaginato.

La Fiat, creò una partnership tra la Ferrari e la Maserati, così da dipanare la rivalità storica tra le due case.

Il futuro

Oggi la Maserati sta affrontando un periodo di profondo rinnovamento, abbracciando nuove tecnologie e nuovi mercati nel segno di un design e di una filosofia in piena continuità e coerenza che unii i fratelli Maserati nel tempo

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