venerdì 28 Gennaio 2022

Contraffazione online

Da non perdere

Allarmanti i dati che emergono dallo studio presentato da Confindustria ANCMA in occasione della 78ª edizione di EICMA a Milano con oltre 140 mila pagine online analizzate: addirittura il 25,3% delle inserzioni presenti all’interno delle piattaforme di e-commerce risultano illecite o con evidenti violazioni della proprietà intellettuale.

Monitorando la presenza di contenuti illeciti per contraffazione di marchi o di design, sia nei marketplace elettronici sia nei primari motori di ricerca, lo studio – primo di questo genere in Italia – ha operato su tre fronti: area geografica di provenienza, tipologia di violazione e studio delle dinamiche messe in atto.

I dati risultanti assumono ulteriore e particolare gravità se si considera poi che, entro il 2025, si prevede che il valore totale delle vendite online salirà a 7,2 trilioni di dollari e che rappresenterà il 24,5% delle vendite totali al dettaglio.

Come prevedibile, per quanto concerne il valore economico della merce contraffatta, la prima posizione spetta alla Cina, con 750 milioni di euro di merce prodotta in violazione della proprietà intellettuale, seguita da Taiwan (con 700 milioni) e poi dal Brasile (con 500 milioni). Dato significativo è poi quello legato all’evanescenza: il 90% dei domini analizzati ha meno di sei mesi di vita e a due mesi dalla prima analisi risulta rimosso o disabilitato.

Particolarmente aumentata negli ultimi anni è infine la competenza dei contraffattori nell’ingannare il consumatore: è infatti ormai molto diffusa la pratica di hackerare siti regolari inserendo annunci civetta (anche attraverso gli strumenti oggi offerti dai motori di ricerca) che rimandano in modo automatico a siti compromessi, pressoché identici agli originali.

Per Confindustria ANCMA è quindi estremamente urgente agevolare le imprese che intendano acquisire servizi professionali protezione dei propri brand sul web, anche con il riconoscimento di un credito di imposta da parte del Governo.

“Troppo spesso la tutela della proprietà intellettuale – ricorda Mario Peserico, presidente dell’associazione INDICAM, autrice materiale dello studio – viene identificata come un costo sul quale non conviene investire, con il conseguente rischio di esporre l’inestimabile capitale di idee, know-how, estro e creatività che contraddistinguono le nostre imprese, alle attività criminali dei contraffattori”.

- Advertisement -spot_img
- Advertisement -spot_img

Articoli recenti

- Advertisement -spot_img
- Advertisement -spot_img