lunedì 29 Maggio 2023
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Com’è il lavoro del post-pandemia? Il wellbeing. L’analisi di Coverflex

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Flessibilità, in tutte le sue declinazioni, possibilità di scegliere da dove lavorare, avendo a disposizione gli strumenti per farlo, iniziative di inclusione e sensibilizzazione su temi come divario di genere e sostenibilità, ma anche benefit che incrementino il potere di acquisto e cura della salute

Coverflex, startup di welfare aziendale, evidenzia alcuni aspetti che oggi rappresentano una ‘conditio sine qua non’ specie tra le nuove generazioni

Non accenna ad arrestarsi l’ondata di stravolgimenti che sta interessando, ormai da tre anni a questa parte, il mercato del lavoro italiano, che ha preso il via dopo la pandemia e nel tempo si è sempre più intensificata e diversificata, interessando svariate categorie di lavoratori e lavoratrici. Dal fenomeno delle grandi dimissioni, che in Italia nel 2022 ha fatto registrare 1,6 milioni di contratti conclusi, al quiet quitting e poi ancora il quiet hiring, senza dimenticare il grande tema della fuga di cervelli, che interessa 2 milioni di italiani e costa all’Italia l’1% del PIL annuo.

In questo scenario esiste però un aspetto positivo e riguarda tutte quelle iniziative virtuose messe in campo dalle imprese che si sono rese conto dell’importanza di garantire ai propri dipendenti un ambiente di lavoro sano, inclusivo e attento alle loro esigenze. Tra queste c’è Coverflex (https://www.coverflex.com/it), startup portoghese da poco entrata in Italia e operativa nel campo del welfare aziendale, che ha studiato a fondo il mercato del welfare italiano, evidenziando gli aspetti più rilevanti per le risorse di oggi.

“In Italia il mercato del welfare è un terreno molto fertile ma largamente non coltivato: basti pensare che, rispetto solo ai buoni pasto, sono poco più di 3 milioni i lavoratori che li utilizzano ogni giorno a fronte di un potenziale di cinque volte maggiore, 16 milioni,. Risultato? La maggioranza dei possibili fruitori non ne gode ancora, con conseguenze negative sulla soddisfazione e sul benessere del dipendente, e un sistema welfare potenzialmente molto valido che rischia di rimanere inespresso”, dichiara Chiara Bassi, Country Manager per l’Italia di Coverflex.

Flessibilità oraria

  • Maggior potere d’acquisto

Atmosfera di lavoro

Salute mentale

Formazione

Le ragioni per le quali un lavoratore sceglie un’azienda, o sceglie di abbandonarla, sono cambiate radicalmente e sarebbe un errore continuare ad applicare modelli retributivi e di welfare che funzionavano dieci o venti anni fa e che oggi sono quindi obsoleti e controproducenti. I benefit offerti dall’azienda devono essere percepiti come un vero e proprio valore aggiunto, oltre a rispondere alle effettive necessità del dipendente, che oggi si trova ad affrontare una quotidianità molto diversa dal passato. È molto netta infatti, la presa di distanze dal concetto di “benefit come status” , auto aziendale o ultimo modello di cellulare, verso i quali le nuove generazioni non mostrano più interesse.  Un piano di welfare flessibile, di facile utilizzo e che metta al centro il dipendente come individuo e consumatore, prima che come lavoratore, può aiutare le aziende italiane, specialmente le PMI, ad attrarre e trattenere i talenti, che altrimenti saranno invogliati a guardare altrove e cercare soluzioni più in linea con le loro esigenze e i loro valori”, chiude Chiara Bassi.

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