martedì 29 Novembre 2022

L’Italia e il Goal 6: l’efficientamento della rete idrica è un’urgenza nazionale

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Ecosistemi idrici a rischio, forte inquinamento e sfruttamento dell’acqua, perdite del sistema di distribuzione, misure limitate e pochi dati disponibili: questo il quadro che fa il Rapporto ASviS 2022 sull’Obiettivo 6. Di seguito alcune delle principali proposte:

Ecosistemi idrici a rischio, forte inquinamento e sfruttamento dell’acqua, perdite del sistema di distribuzione, misure limitate e pochi dati disponibili: questo il quadro che fa il Rapporto ASviS 2022 sull’Obiettivo 6.

I fenomeni di siccità di quest’anno pongono più che mai l’attenzione sul tema dell’acqua. Il Rapporto ASviS 2022, rispetto al Goal 6 “Acqua pulita e servizi igienico-sanitari” dell’Agenda 2030, rileva per l’Italia un’assenza di azioni politiche per recuperare i ritardi accumulati, soprattutto rispetto alla scadenza al 2020 del Target 6.6 sulla tutela e il ripristino degli ecosistemi legati all’acqua.

Secondo il Sesto Rapporto sullo stato del capitale naturale d’Italia, tra gli ecosistemi più a rischio nel nostro Paese vi sono proprio quelli delle acque dolci. La Strategia nazionale per la biodiversità evidenzia che le pressioni più significative sugli ecosistemi acquatici sono riconducibili all’inquinamento da produzione agricola, dai prelievi e dalle alterazioni idro-morfologiche, ma non indica mezzi e strumenti per accelerare i processi.

L’efficienza delle reti di distribuzione dell’acqua rappresenta una delle tematiche più critiche a livello nazionale. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) prevede alcune misure al riguardo: due miliardi di euro per finanziare il potenziamento, il completamento e la manutenzione straordinaria delle infrastrutture di derivazione, stoccaggio e fornitura idrica primaria in tutto il Paese, da realizzare entro marzo 2026; 900 milioni per realizzare almeno 25mila chilometri di nuove reti per la distribuzione dell’acqua potabile e ridurre le perdite idriche, soprattutto nel Mezzogiorno. Ma le misure non sono sufficienti rispetto al fabbisogno. Inoltre, stando a quanto riportato nel Piano per la transizione ecologica (Pte), le azioni del Pnrr dovrebbero ridurre del 15% le perdite di rete, ma con una messa a regime prevista solo al 2040.Per quanto attiene il diritto d’accesso all’acqua e la prevenzione dell’inquinamento della stessa, non si evidenziano nuove azioni politiche.

Nell’esame del Pnrr, l’ASviS ha valutato positivamente l’iniziativa di rinaturalizzazione del Po, ma si tratta di una misura limitata nel campo d’azione e nello stanziamento previsto (0,36 miliardi), oltre che non collegata a strategie sistemiche necessarie a garantire il ripristino degli ecosistemi acquatici.

Fonte Asvis Per approfondire QUI

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