martedì 06 Dicembre 2022

ATI, lo sguardo al futuro delle libere professioni associative

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Oggi entriamo nel mondo delle Associazioni Professionali, nello specifico, nell’ambito tributario, incontrando il Dottor Enrico Peruzzo, Presidente, nonché fondatore, dell‘ATI, Associazione Tributaristi Italiani.

Buongiorno Dottor Peruzzo, quando e con quale fine nasce l’Associazione che presiede? 

L’ATI nasce nel febbraio del 2014 dopo l’approvazione della legge 4 del 2013, legge che costituisce la normativa di riferimento in materia di professioni non organizzate in Ordini pubblici o Collegi e nasce con l’intento di costituire e diventare un punto di riferimento per la vita professionale dei Tributaristi. 

Fino ad allora, in Italia, a differenza dell’Europa, esistevano solo Ordini Professionali, non Associazioni Professionali, finché in attuazione della nostra Costituzione e nel rispetto dei principi dell’Unione Europea in materia di concorrenza e di libertà di circolazione, si è arrivati ad una norma che regolamentasse questo mondo altro dagli Ordini Professionali.

Che cosa fa l’Associazione e come è strutturata?

È un’Associazione, appunto, professionale a carattere nazionale iscritta nell’Elenco del Ministero dello Sviluppo Economico, disciplinato dalla suddetta legge n.4/2013. Opera fondamentalmente per realizzare una concreta presenza del Tributarista nel mondo delle professioni liberali attraverso una formazione continua, all’altezza delle sfide che un mondo in continuo cambiamento, come il nostro, porta necessariamente con sé. 

Svolge anche attività connesse alla consulenza fiscale tributaria, intermediazione telematica, consulenza in materia contabile. 

Oltre alla sede centrale di Terni, abbiamo diverse sedi regionali, dalla Campania al Lazio, dalla Sardegna alla Toscana, alla Sicilia con più di 500 Associati provenienti da tutte le zone d’Italia.

Una bella realtà consolidata, ma qual è la peculiarità di questa Associazione? 

Insieme ad un gruppo di amici e colleghi abbiamo voluto darle una nuova impostazione, uno spirito proteso a creare fondamentalmente tre aspetti importanti: un rapporto professionale privilegiato, centrato sull’aggiornamento continuo e sul confronto; l’affermazione e la tutela della figura del Tributarista e un senso umanitario di aiuto solidale tra i Professionisti. 

Siamo rimasti sostanzialmente fedeli allo spirito della legge che è quello di tutelare i contribuenti, promuovere la conoscibilità, l’aumento delle competenze e garantire la trasparenza del mercato dei servizi professionali. 

Andando un pochino oltre, abbiamo voluto sottolineare l’importanza dell’aiuto e del confronto reciproco.  

Cosa l’ha spinta in questa direzione, o per meglio dire, cosa non la convinceva delle altre associazioni già esistenti?  

Frequento il mondo associativo dei Tributaristi dal 1987. Per tanto tempo ho fatto parte, a vario titolo, di diverse Associazioni e, nel pieno rispetto del loro operato, molto spesso, mi sono trovato a non condividere una certa tendenza a fare business che, a volte, prevaleva sulla tutela della figura del Tributarista e della collettività.

Lo stesso sistema ordinistico, l’ho sempre considerato anacronistico, non per il suo valore in sé, quanto piuttosto per la sua impostazione “Italiana”monopolista, corporativistica,  un sistema figlio di un’epoca ormai passata che, inoltre, in qualche modo, ostacola la liberalità del mercato e del dialogo con le Istituzioni. 

Il Professionista, comunque, ordinista o meno, l’esame lo fa tutti i giorni con i clienti che sono persone e contribuenti, che gli pongono quesiti, problemi, e può aiutarli a superarli solo se ha la competenza, la conoscenza, se è preparato con l’aggiornamento professionale continuo e regolamentato. 

Cosa intende e come viene “ostacolato” il dialogo con le Istituzioni ? 

Intendo dire che c’è una specie di logica di interscambio alla base, una sorta di “patto di non belligeranza” che si alimenta con adempimenti a volte superflui, ritardi, eccessiva burocrazia, dietro i quali il sistema corporativo tende a mantenere il proprio stato di privilegi che provocano il ristagno dell’ingranaggio del Sistema Paese, le cui conseguenze negative ricadono sull’intera collettività. Le faccio un esempio banale. Il Tributarista è abilitato come intermediario fiscale, può redigere le dichiarazione dei redditi e inviarle all’Agenzia delle Entrate, può redigere i bilanci delle società, ma non è abilitato ad inviarli alle Camere di Commercio. Non le sembra un’incongruenza inutile? Ecco perché dico che la dialettica con le Istituzioni viene spesso indebolita da questo meccanismo malsano e vacuo che non porta benefici a nessuno, se non a pochi, e comunque, non alla collettività. 

In questo quadro negativo, come si alimenta una tale passione per il lavoro?

Si alimenta giorno dopo giorno, proprio toccando con mano le storture di questa negatività. Noi conduciamo battaglie di equità, di semplificazione, all’interno di una legislazione fiscale – tributaria complicata, disordinata e variabile come la nostra, in una visione etica della vita e del lavoro. Non abbiamo mai avanzato delle critiche sterili, ma sempre proposte valide, nel pieno rispetto e tutela delle Istituzioni e della collettività, in un punto di giusto equilibrio.

Oggi vede qualche spiraglio di luce, qualche nuova forma di associazionismo che propone qualcosa di nuovo e possa fare la differenza?

Si, da qualche mese siamo entrati nella nuova Confederazione ASSO, un Sindacato Datoriale trasversale e non autoreferenziale, che raggruppa diverse entità, aziende, associazioni, professionisti, partite IVA, cittadini che collaborano insieme, che condividono valori comuni, solidali, di reciproco sostegno e scambio, nel raggiungimento del bene comune. Credo che sia questa la strada da seguire, quella della cooperazione solidale, di un rinnovato rapporto tra Stato e cittadino, di un dialogo costante con le Istituzioni che rimetta al centro la persona contribuente. Credo che lo Stato deve avvicinare il contribuente, valutare caso per caso e cercare insieme come risolvere ogni singola situazione. Ecco come intendiamo noi l’idea di collaborazione sinergica. 

Siamo a ridosso della vostra Assemblea Nazionale, su cosa metterete l’accento?

Mettiamo al centro, come abbiamo sempre fatto, la figura del Tributarista, risorsa non pienamente espressa fin ora, mettiamo la tutela di ogni contribuente, dell’intera collettività, per cui è fondamentale garantire una sana concorrenza e mettiamo al centro la determinante, nonché obbligatoria attività di aggiornamento professionale continuo.  Il tutto calato nella quotidianità dei tempi, non propriamente facili, che stiamo vivendo. Ribadiremo  e discuteremo su tre nostre proposte, già presentate, cioè ridurre la pressione fiscale in modo significativo, permettere le detrazioni di tutti i costi e punire severamente l’evasione fiscale. 

Senta, per finire, tra non molto festeggerete il vostro decimo compleanno, se dovesse fare un bilancio, come sarebbe?

Io sono un ottimista per natura. Alcune piccole battaglie le abbiamo vinte, ma c’è ancora tanta strada da fare. C’è bisogno di un approccio proattivo figlio di una comune filosofia di valori, scevra da ogni condizionamento e che abbia come fine il bene della comunità. Penso che non abbiamo alternative se vogliamo ancora essere competitivi e contribuire a costruire un futuro migliore per tutti.

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