martedì 13 Aprile 2021

80 miliardi per il clima

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Le risorse per il clima: nei prossimi anni si faranno investimenti per 80 miliardi

Nel settore del Recovery Fund l’Italia predisporrà investimenti tra i 70 e 80 miliardi per combattere i cambiamenti climatici.

80 miliardi per il clima. Secondo Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, nel settore del Recovery fund l’Italia predisporrà investimenti tra i 70 e 80 miliardi per combattere i cambiamenti climatici. È ciò che ha espresso durante il suo intervento all’evento online su clima e benefici per la saluta ‘Climate Change Mitigation and Health Benefits’, organizzato in vista della Cop 26, ovvero la 26esima Conferenza delle parti del vertice mondiali sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite.

Gli interventi, spiega Cingolani, riguarderanno “massicce operazioni” su acqua, agricoltura, energie rinnovabili, tra quelli su cui “investiremo molto” ci sono “le tecnologie connesse all’idrogeno, anche se ciò avverrà in maniera progressiva”, e gli interventi sulla elettrificazione della mobilità e nel risparmio energetico grazie a “un grande intervento sia nelle case che negli edifici pubblici”. Senza trascurare anche l’impiego delle nuove tecnologie nel monitoraggio del territorio per “prevenire e curare” e a “investimenti importanti sulle nostre aree protette, per digitalizzarle”.

Il ministro, rilevando oltre alla co-presidenza della Cop 26 anche la presidenza italiana del G20, afferma: “non siamo soli in questa sfida, dobbiamo condividere lo sforzo con tutti gli altri. C’è una profonda trasformazione in atto. L’obiettivo è chiaro: la riduzione dei gas serra del 55%, il 72% di energia rinnovabile installata, la raccolta differenziata dei rifiuti oltre il 65% entro il 2030”.

Continua spiegando che il clima non è solo più “una dimensione verticale, ma diventa ormai un fenomeno orizzontale” che interessa ogni componente anche economica e legata alle diseguaglianze. “Quello che bisogna fare è mettersi a lavoro, una metà di questo lavoro riguarda la prevenzione, l’altra metà la mitigazione”. Nel breve periodo si può provare a limitare i danni così da avere un impatto maggiore nel lungo periodo grazie alle politiche che si attueranno: “abbiamo dato una spallata alla biodiversità che è senza precedente e questa cosa probabilmente è avvenuta negli ultimi 100 anni – mette in evidenza parlando del rischio dell’aumento del livello dei mari – Regno Unito e Italia sono due Paesi con in comune una grande quantità di chilometri di coste; c’è un enorme rischio per le città di mare di rimanere parzialmente sommerse a causa dell’innalzamento del livello del mare causato dai cambiamenti climatici”.

(Fonte)

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